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Malesia, no a Waze (perché israeliana), ma sì a Google Maps

Kuala Lumpur teme che Israele possa spiare i funzionari pubblici attraverso il navigatore. Nessuna prova, però, sostiene le accuse

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
Malesia, no a Waze (perché israeliana), ma sì a Google Maps
Iimmagine generata con AI

In Malesia anche il navigatore satellitare è diventato una questione di sicurezza nazionale. Il governo di Kuala Lumpur ha vietato ai dipendenti pubblici di utilizzare Waze durante il servizio, temendo che i dati sugli spostamenti possano essere sfruttati da Israele. La direttiva, datata 20 ottobre, porta la firma di Shamsul Azri Abu Bakar, capo della funzione pubblica malese, e segue le preoccupazioni espresse dal primo ministro Anwar Ibrahim. Waze è stata sviluppata in Israele ed è stata acquistata da Google nel 2013 per circa un miliardo di dollari. L’applicazione segnala ingorghi, incidenti e percorsi alternativi grazie alle informazioni trasmesse dagli automobilisti. Per funzionare raccoglie dati sulla posizione geografica e sugli itinerari. Secondo Kuala Lumpur, queste informazioni potrebbero consentire di ricostruire i movimenti di funzionari e personale impiegato in strutture sensibili. Il timore riguarda l’eventuale accesso ai dati da parte di soggetti collegati alle autorità israeliane. Il provvedimento interessa ministeri, uffici federali e amministrazioni pubbliche durante le attività ufficiali. Per i privati cittadini non è previsto alcun divieto: il governo raccomanda soltanto di rinunciare all’applicazione. Come alternativa viene promossa TuJu, un navigatore sviluppato in Malesia e presentato nel novembre 2025, che offre indicazioni stradali, informazioni sul traffico e sui pedaggi. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza da una piattaforma straniera per le attività pubbliche. Le autorità malesi richiamano la possibilità che grandi quantità di dati geografici vengano analizzate attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Percorsi ripetuti, orari e luoghi frequentati possono rivelare abitudini personali o attività professionali. Si tratta di un rischio reale in termini generali, comune a numerose applicazioni che utilizzano la geolocalizzazione. Il governo, tuttavia, non ha presentato prove pubbliche che Waze abbia trasmesso informazioni riservate a Israele o sia stata utilizzata per sorvegliare funzionari malesi. Waze respinge le accuse. Un portavoce ha dichiarato a Reuters che le affermazioni relative alla raccolta di informazioni governative sensibili e al possibile sfruttamento dei dati personali sono false. La società sostiene di rispettare politiche di protezione della privacy. La replica non ha modificato la decisione di Kuala Lumpur, che considera sufficiente il rischio potenziale per introdurre il divieto. C’è però una contraddizione evidente: Google Maps, che appartiene allo stesso gruppo di Waze e utilizza anch’esso informazioni sulla posizione degli utenti, non è stato vietato. Le autorità distinguono i due servizi facendo riferimento alla giurisdizione contrattuale, israeliana per Waze e diversa per Google Maps. Questa differenza, però, non dimostra da sola che il primo servizio presenti maggiori rischi tecnici rispetto al secondo. La Malesia, Paese a maggioranza musulmana, non intrattiene relazioni diplomatiche con Israele. Anwar Ibrahim ha sostenuto la causa palestinese e criticato il governo israeliano durante la guerra di Gaza. Il provvedimento trasferisce questa contrapposizione alla tecnologia quotidiana. Il divieto è ora operativo per il personale pubblico durante il servizio, mentre Waze resta disponibile per gli altri utenti. La minaccia specifica indicata da Kuala Lumpur, almeno sulla base delle informazioni rese pubbliche, non è stata documentata.