Averne così! Averne di persone con il coraggio della modestia, la forza di rinunciare a una carica fenomenale e la dignità di Judit Polgár– candidata alla presidenza dell’Ungheria – che ha affermato di non sentire “di avere la forza per assumermi la responsabilità storica di unire una nazione divisa”. Il primo ministro ungherese Péter Magyar aveva scelto una delle personalità più prestigiose e meno convenzionali del Paese per segnare il passaggio alla nuova fase politica aperta dalla sconfitta di Viktor Orbán. Il leader di Tisza aveva annunciato l’offerta a Judit Polgár, considerata la più grande scacchista di tutti i tempi, della presidenza della Repubblica dopo la conclusione anticipata del mandato di Tamás Sulyok.
Magyar aveva spiegato che «il nostro Paese ha bisogno di unità, pace e di un presidente di cui tutti gli ungheresi possano essere orgogliosi». La carica, prevalentemente rappresentativa ma non un orpello inutile, conserva infatti il potere di rinviare le leggi al Parlamento e di sottoporle al controllo della Corte costituzionale.
La candidatura era arrivata al termine di una settimana che aveva accelerato lo smantellamento dell’architettura istituzionale costruita durante i sedici anni di governo di Orbán. Il Parlamento, nel quale Tisza dispone della maggioranza dei due terzi, ha approvato un emendamento costituzionale che ha posto fine al mandato di Sulyok, eletto nel 2024 con i voti di Fidesz e accusato da Magyar di avere agito come una figura subordinata al precedente governo.
Sulyok, già giudice della Corte costituzionale, ha firmato la modifica pur denunciandone le conseguenze sullo Stato di diritto. Secondo il presidente uscente, la rimozione anticipata di titolari di cariche pubbliche attraverso una revisione della Carta crea un precedente pericoloso e indebolisce la separazione dei poteri. Anche Orbán ha accusato il nuovo governo di esercitare una «tirannia della maggioranza», mentre Magyar sostiene di avere ricevuto dagli elettori il mandato necessario per ricostruire le istituzioni democratiche e liberarle dall’influenza di Fidesz.
La scelta di Judit Polgár avrebbe consentito al premier di affidare la presidenza a una figura estranea ai partiti, conosciuta in tutto il mondo e capace di incarnare un’idea di eccellenza nazionale lontana dalle divisioni degli ultimi anni. Nata a Budapest nel 1976 in una famiglia ebraica, Polgár ha costruito una carriera unica, scegliendo fin dall’adolescenza di gareggiare soprattutto nei tornei assoluti e rifiutando la separazione tradizionale tra competizioni maschili e femminili.
A dodici anni aveva contribuito alla vittoria dell’Ungheria alle Olimpiadi degli scacchi del 1988, interrompendo il dominio sovietico. Era diventata grande maestro a quindici anni, superando il record di precocità che era appartenuto a Bobby Fischer, e aveva raggiunto l’ottavo posto nella classifica mondiale assoluta. Durante la sua carriera ha sconfitto campioni come Garri Kasparov, Anatolij Karpov, Viswanathan Anand e Magnus Carlsen, dimostrando sul campo che le donne potevano competere ai massimi livelli di una disciplina a lungo dominata dagli uomini.
Il suo legame con l’identità ebraica è sempre stato esplicito. Parte della famiglia Polgár vive in Israele e la sorella Sofia si è stabilita a Rishon LeZion. In un’intervista rilasciata nei mesi scorsi, Judit aveva espresso vicinanza agli israeliani e preoccupazione per la crescita dell’antisemitismo, dichiarandosi orgogliosa delle proprie origini.
Magyar puntava proprio su questa combinazione di indipendenza, prestigio internazionale e autorevolezza morale. Dopo la vittoria elettorale ottenuta in aprile, che ha concluso sedici anni consecutivi di governo Orbán, il nuovo premier sta promuovendo una vasta revisione del sistema politico, con limiti alla durata degli incarichi parlamentari, cambiamenti nella Corte costituzionale e nuove misure contro la corruzione.