Una militante che ha celebrato il massacro del 7 ottobre e incontrato un dirigente di Hezbollah sarà tra i protagonisti di un seminario sull’attivismo islamico in programma il 14 novembre nel centro di Londra. L’iniziativa, organizzata da ABSoc for Justice insieme a Palestine House, solleva interrogativi sui rapporti tra alcune organizzazioni studentesche britanniche e gli ambienti politici e mediatici vicini al regime iraniano.
L’appuntamento, intitolato Guide to Islamic Activism, durerà quattro ore e affronterà questioni che spaziano dalla partecipazione politica dei musulmani all’utilizzo degli strumenti giuridici contro il sionismo, fino alle manifestazioni di piazza e all’azione diretta. Tra gli interrogativi proposti nel programma compare esplicitamente quello su come i musulmani possano utilizzare le vie legali contro i sionisti.
A suscitare le maggiori polemiche è la presenza di Batool Subeiti, attivista e collaboratrice di testate vicine all’asse iraniano. Il 7 ottobre 2023, mentre i terroristi di Hamas massacravano civili israeliani e trascinavano ostaggi nella Striscia di Gaza, Subeiti pubblicò messaggi nei quali elencava con evidente approvazione i risultati dell’attacco, citando sequestri, morti israeliani e incursioni nelle comunità dello Stato ebraico.
In un altro intervento rilanciò una dichiarazione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei sull’imminente fine di Israele, sottolineando che quelle parole, pronunciate pochi giorni prima del massacro, anticipavano quanto stava accadendo. Successivamente descrisse l’operazione di Hamas come una vendetta senza precedenti, elogiandone anche la preparazione e l’esecuzione.
Il suo percorso comprende inoltre un viaggio in Libano durante il quale, insieme alla sorella Fatima, incontrò Mohammad Raad, figura di primo piano di Hezbollah e presidente del suo gruppo parlamentare. L’incontro, documentato fotograficamente, avvenne durante le ricerche dedicate alla storia del nonno delle due donne, Muhammad Hadi al-Subeiti, esponente del movimento islamista iracheno al-Da’wa.
Subeiti ha collaborato anche con Al Mayadeen, emittente libanese indicata dal Dipartimento di Stato americano come vicina a Hezbollah, e con diversi mezzi d’informazione iraniani.
Gli interrogativi riguardano anche ABSoc for Justice, che si presenta come il braccio attivista del Muslim Student Council, organismo collegato a una rete di associazioni islamiche sciite presenti in oltre 45 università britanniche.
Secondo un’inchiesta del quotidiano Metro, l’organizzazione ha collaborato con Press TV, emittente statale iraniana sottoposta a sanzioni statunitensi. Il Tesoro americano ha accusato la televisione di essere stata utilizzata dai servizi d’intelligence di Teheran per attività di reclutamento.
Un altro relatore annunciato, Ammar Kazmi, conduce proprio su Press TV un programma politico dedicato anche ai movimenti sciiti del cosiddetto asse della resistenza.
Le preoccupazioni hanno raggiunto il Parlamento britannico. Il Community Security Trust, organizzazione impegnata nella protezione delle comunità ebraiche, ha segnalato in una propria memoria parlamentare contenuti diffusi da ABSoc for Justice che, a suo giudizio, contengono forme implicite di glorificazione di Hamas e Hezbollah.
La questione assume particolare rilievo nel Regno Unito, dove Hezbollah è vietato integralmente dal marzo 2019. Il governo britannico aveva allora esteso all’intera organizzazione la precedente proibizione riguardante il suo apparato militare, ritenendo impossibile distinguere tra le sue componenti politiche e armate.
L’evento londinese, la cui programmazione risulta pubblicamente annunciata, pone quindi una questione che supera il singolo seminario. La libertà di espressione e di associazione tutela anche opinioni radicalmente ostili a Israele, mentre l’eventuale sostegno a organizzazioni terroristiche vietate ricade in un ambito giuridico differente.
Sarà soprattutto il contenuto degli interventi a permettere di valutare la natura dell’iniziativa. Resta intanto il dato politico di un incontro dedicato alla formazione degli attivisti nel quale trova spazio una figura che ha pubblicamente esaltato l’attacco terroristico più sanguinoso della storia israeliana.

