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UK. A Miliband il Foreign Office del governo Burnham

L’ex leader laburista torna alla Farnesina britannica con un incarico chiave mentre Londra imprime una svolta politica verso sinistra

Alessandro Carmi

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UK. A Miliband il Foreign Officedel governo Burnham

Il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham ha scelto Ed Miliband come ministro degli Esteri del Regno Unito, affidandogli uno degli incarichi più delicati del nuovo esecutivo laburista. La nomina, annunciata nel primo giorno del governo Burnham, rappresenta uno dei segnali più evidenti della discontinuità rispetto all’era di Keir Starmer e si inserisce in un più ampio riassetto dell’esecutivo, che ha visto l’allontanamento di diversi ministri considerati vicini al precedente premier.

Per Miliband si tratta del ritorno al centro della scena politica dopo una parabola complessa. Leader del Partito laburista dal 2010 al 2015, ha lasciato la guida della formazione dopo la pesante sconfitta elettorale contro i Conservatori di David Cameron. Negli anni successivi ha progressivamente ricostruito il proprio peso politico, diventando uno degli esponenti più influenti del governo Starmer come ministro della Sicurezza energetica e della Transizione ecologica. Ora Burnham gli affida la diplomazia britannica, un incarico che in passato era stato ricoperto anche dal fratello maggiore David Miliband, ministro degli Esteri tra il 2007 e il 2010 nel governo di Gordon Brown.

La scelta ha anche un valore simbolico. Miliband è stato il primo ebreo a guidare il Partito laburista, pur mantenendo negli anni posizioni spesso critiche nei confronti dei governi israeliani. Durante l’operazione militare israeliana a Gaza del 2014 ha contestato apertamente la linea di Gerusalemme e sostenutoo in Parlamento una mozione favorevole al riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese. Nello stesso periodo il Labour è stato accusato da numerosi esponenti della comunità ebraica britannica di avere reagito con eccessiva lentezza alla crescita di episodi di antisemitismo all’interno del partito, una crisi che sarebbe poi esplosa pienamente durante la successiva leadership di Jeremy Corbyn.

La nomina di Miliband lascia quindi prevedere un approccio diverso rispetto a quello seguito negli ultimi anni dal governo Starmer nei confronti del conflitto israelo-palestinese. Resta tuttavia da capire quanto margine avrà il nuovo ministro per modificare gli orientamenti della politica estera britannica in un contesto internazionale segnato dalla guerra a Gaza, dalle tensioni con l’Iran e dal sostegno occidentale a Israele sul piano della sicurezza.

L’insediamento del nuovo governo segna una svolta più ampia. Nel suo primo discorso da Downing Street Burnham ha promesso un “nuovo modello politico” e una strategia di lungo periodo per rilanciare l’economia britannica, affrontare il caro vita e restituire stabilità a un Paese che negli ultimi dieci anni ha conosciuto una straordinaria instabilità politica. Contestualmente ha riorganizzato profondamente il gabinetto, nominando John Healey cancelliere dello Scacchiere, trasferendo Yvette Cooper alla Sanità e confermando Shabana Mahmood al ministero dell’Interno.

La politica estera sarà uno dei primi banchi di prova del nuovo esecutivo. Oltre ai rapporti con Israele e con il Medio Oriente, Miliband dovrà gestire i dossier sull’Ucraina, le relazioni con gli Stati Uniti, il confronto con Russia e Cina e il delicato equilibrio tra sicurezza, commercio internazionale e transizione energetica. La sua esperienza politica è ampia, ma l’incarico arriva in una fase nella quale il Regno Unito è chiamato a ridefinire il proprio ruolo sulla scena internazionale dopo gli anni della Brexit e delle profonde trasformazioni geopolitiche degli ultimi anni.