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Trump minaccia l’Autorità Palestinese all’ONU

Washington avrebbe ordinato pressioni dirette sulla delegazione palestinese per bloccare la candidatura a una vicepresidenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

Alessandro Carmi

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Trump minaccia l’Autorità Palestinese all’ONU

L’Autorità Palestinese ha modificato i candidati del suo ministero degli Esteri per l’incarico di difensore generale dell’Onu, dopo che gli Stati Uniti hanno minacciato di revocare i visti d’ingresso alle persone coinvolte nella decisione. Così hanno riferiscono funzionari dell’Autorità Palestinese, precisando che il candidato di Nablus, Najib Zaid, è stato ritirato all’ultimo momento.In un documento del dipartimento di Stato americano, pubblicato dalla rete NPR, si legge che la candidatura di Zaid è stata rimossa “nell’ambito del piano dell’inviato Donald Trump per Gaza”. Inoltre, è stato scritto che “l’inviato si rifiuta di lasciare Israele da solo nella lotta contro Hamas”.

La notizia, pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian e dalla radio pubblica americana NPR, quindi rilanciata dai media israeliani, riguardava un cablogramma urgente inviato da Washington all’ambasciata statunitense a Gerusalemme con istruzioni molto precise, esercitare pressioni immediate sulla leadership palestinese affinché ritiri la candidatura alla vicepresidenza dell’Assemblea Generale dell’ONU.

Secondo il documento, gli Stati Uniti temevano che una figura palestinese in quella posizione possa utilizzare il ruolo istituzionale per aumentare la pressione diplomatica contro Israele e moltiplicare iniziative internazionali sul tema della guerra a Gaza, delle accuse di genocidio e del riconoscimento dello Stato palestinese. La candidatura palestinese, spiegano fonti americane citate dalla stampa anglosassone, avrebbe rischiato inoltre di danneggiare il piano americano per Gaza e la normalizzazione regionale promosso da Donald Trump.

Nel cablogramma inviato all’ambasciata statunitense a Gerusalemme sarebbero comparse anche minacce molto esplicite. “L’Autorità Palestinese sarà ritenuta responsabile se la delegazione palestinese non ritirerà la candidatura”, si legge nel testo riportato dai media. In un altro passaggio gli Stati Uniti avrebbero lasciato intendere la possibilità di revocare visti o limitare ingressi diplomatici palestinesi sul territorio americano, avvertendo che Washington potrebbe “riconsiderare ogni opzione disponibile”.

La pressione americana ha toccato anche il piano economico. Secondo il rapporto, l’amministrazione Trump avrebbe rifiutato eventuali richieste palestinesi relative alla restituzione dei fondi fiscali e doganali trattenute da Israele se la candidatura all’ONU non fosse stata ritirata. Si tratta di somme enormi, fondamentali per la sopravvivenza finanziaria dell’Autorità Palestinese, già travolta da una crisi economica e politica sempre più grave.

Nel documento diplomatico viene citato anche Riyad Mansour, ambasciatore palestinese alle Nazioni Unite, accusato dagli americani di utilizzare sistematicamente le sedi internazionali per attaccare Israele e accusarlo di genocidio. Secondo Washington, una vicepresidenza dell’Assemblea Generale avrebbe offerto ai palestinesi una piattaforma politica ancora più visibile in una fase nella quale gli Stati Uniti stanno cercando di contenere l’isolamento internazionale del governo israeliano.

La vicenda riflette anche il cambiamento radicale della linea americana dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. L’amministrazione democratica guidata da Joe Biden aveva mantenuto rapporti spesso difficili con Benjamin Netanyahu, soprattutto dopo l’intensificazione della guerra a Gaza e le tensioni sugli aiuti umanitari. Trump, invece, ha riportato la Casa Bianca su posizioni molto più vicine al governo israeliano e considera il fronte diplomatico internazionale uno dei terreni decisivi dello scontro politico globale attorno al conflitto mediorientale.

Dietro questa pressione si intravede inoltre una battaglia molto più ampia che riguarda il ruolo delle Nazioni Unite nel conflitto israelo-palestinese. Israele e Stati Uniti accusano da anni l’ONU di avere sviluppato un atteggiamento strutturalmente ostile verso lo Stato ebraico, soprattutto all’interno dell’Assemblea Generale e di diversi organismi collegati ai diritti umani. I palestinesi, al contrario, considerano le istituzioni internazionali uno dei pochi strumenti rimasti per aumentare l’isolamento diplomatico di Israele e ottenere riconoscimenti politici senza negoziati diretti.

Le elezioni per la vicepresidenza dell’Assemblea Generale sono previste per il 2 giugno e, secondo quanto riportato, la diplomazia americana starebbe già lavorando con diversi Paesi alleati per bloccare o indebolire la candidatura palestinese.