Per arrivare alla mostra bisogna attraversare una stradina nascosta dietro un pub di Shoreditch, uno dei quartieri più alla moda di Londra, superare barriere di sicurezza, poliziotti armati e controlli continui. Nessuna insegna evidente indica il luogo. Quasi tutto avviene sottotraccia, come se perfino il ricordo delle vittime del massacro del Nova Festival dovesse muoversi con cautela nella capitale britannica del 2026.
La Nova Exhibition, inaugurata mercoledì 20 maggio a Londra dopo essere passata da New York, Berlino, Toronto e Buenos Aires, ricostruisce il massacro del festival musicale israeliano attaccato dai terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Trecentosessantaquattro persone vennero assassinate durante l’assalto, mentre decine furono sequestrate e portate a Gaza. L’esposizione immerge il visitatore dentro il caos di quelle ore attraverso automobili bruciate, tende devastate, bagni chimici rovesciati, scarpe abbandonate e registrazioni audio delle urla, dei razzi e dei terroristi che gridano “Allahu Akbar”.
L’apertura londinese arriva però in un clima pesantissimo per la comunità ebraica britannica. Negli ultimi mesi il Regno Unito è stato attraversato da aggressioni, vandalismi, minacce e manifestazioni sempre più radicali legate alla guerra di Gaza. Pochi giorni prima dell’inaugurazione della mostra, Londra era stata paralizzata da due cortei contrapposti, una marcia pro-palestinese per il Nakba Day e una mobilitazione dell’estrema destra guidata dall’attivista anti-islam Tommy Robinson.
Shoreditch si trova inoltre nel borough di Hackney, dove è stato appena eletto un sindaco dei Verdi, partito che negli ultimi mesi ha assunto posizioni molto dure contro Israele. In questo contesto, la sicurezza dell’evento è diventata un problema centrale. Secondo quanto riportato dal Times of Israel, la polizia avrebbe perfino chiesto agli organizzatori di rimuovere alcuni banner pubblicitari per timore di attentati o assalti di manifestanti.
Nonostante il clima intimidatorio, migliaia di persone hanno già prenotato la visita. Tra i primi ingressi c’era Suzanne Bond, arrivata dall’Essex con il marito. “Avevo visto documentari e immagini, ma qui sembra di essere davvero lì”, ha raccontato in lacrime ai giornalisti presenti.
Dentro la mostra il dolore assume volti precisi. Uno dei più presenti è quello di Jake Marlowe, giovane britannico trasferitosi in Israele nel 2021 e impegnato come addetto alla sicurezza del festival. Quando i terroristi di Hamas hanno assaltato il Nova Festival, Jake non è fuggito. È rimasto per aiutare altri ragazzi a salvarsi ed è stato ucciso dopo essere stato colpito nove volte. Sua madre Lisa Marlowe ha raccontato che vivere la mostra a Londra le dà la sensazione di “riportare Jake a casa per sei settimane”.
La mostra dedica grande spazio anche alle storie degli ostaggi e delle vittime più vulnerabili. Tra le fotografie compare Ruth Peretz, sedici anni, disabile dalla nascita a causa di una paralisi cerebrale e di una distrofia muscolare. Era andata al festival insieme al padre Erick, che l’aveva accompagnata perché amava la musica. Entrambi sono stati assassinati durante il massacro.
Jo Woolfe, una delle promotrici dell’arrivo della mostra a Londra, racconta che molte persone le avevano consigliato di rinviare tutto a tempi più tranquilli. “È proprio adesso che bisogna farla”, ha risposto. “Tra cinque anni sarà troppo tardi. Le persone devono vedere cosa è successo davvero al Nova Festival”.
Tra i visitatori ci sono anche molti non ebrei britannici. Lizzy, insegnante londinese, ha spiegato di avere iniziato a partecipare alle veglie della comunità ebraica dopo il 7 ottobre. “Mio padre combatteva nella Seconda guerra mondiale e mi diceva che bisogna testimoniare ciò che è accaduto ad Auschwitz. Credo che oggi noi britannici dobbiamo fare lo stesso”.
L’impressione che resta uscendo dalla Nova Exhibition è doppia e profondamente inquietante. Da una parte la violenza del 7 ottobre, ricostruita senza filtri dentro uno spazio sotterraneo che sembra ancora impregnato di paura. Dall’altra il fatto che, nel cuore di Londra, una mostra dedicata a ragazzi massacrati durante un festival musicale abbia bisogno di barriere, agenti armati e misure antiterrorismo per poter esistere.

