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⌥ Teatro Montecitorio

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Pare che sia l’ultima moda: trasformare il cuore delle istituzioni in un palcoscenico, per quanto modesto. La scena è didascalica: la cosiddetta “flotilla” viene accolta a Montecitorio, con tanto di benedizione politica e copertura simbolica. Non stiamo parlando di un confronto, né un dibattito, ma di una vera e propria messa in scena. E quando la rappresentazione entra nelle istituzioni, il confine slitta senza che nessuno sembri accorgersene.

Non è in discussione la causa che si difende e che ognuno è libero di sostenere, ma il luogo. Avevamo sempre e ingenuamente pensato che il Parlamento dovesse essere il punto più alto dell’equilibrio, non quello più esposto alla pressione. Invece vi si allestisce un palco, si aggiusta l’audio, si provano le luci e intanto le mascherine (ma si chiamano ancora così?) ti conducono alla tua poltrona e ti consegnano il libretto dell’operetta in modo che tu possa seguire il testo che sul palco viene cantato nella lingua perduta delle gru.

Si alza il sipario. Silenzio in sala. E non solo in sala.


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