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Spagna, l’antisemitismo cresce e diventa normale

Nel 2025 gli episodi documentati sono aumentati del 14,5 per cento e di oltre il 260 per cento rispetto al 2021. Mentre i rapporti tra Madrid e Israele toccano un punto critico, l’ostilità antiebraica entra sempre più nel discorso politico e pubblico

Sara Hernández Díez

Tempo di Lettura: 4 min
Spagna, l’antisemitismo cresce e diventa normale
Iimmagine generata con AI

Il Rapporto sull’Antisemitismo in Spagna 2025, presentato il 2 settembre dalla Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna (FCJE) e dal Movimento contro l’Intolleranza (MCI), conferma il continuo aumento dell’ostilità e degli episodi di odio contro gli ebrei nel Paese.

Gli episodi documentati (221) sono aumentati del 14,5% rispetto ai casi registrati nel 2024, 28 in più, il che rappresenta un aumento complessivo di oltre il 260% se si prende come riferimento l’anno 2021. Gli autori spiegano che il rapporto raccoglie gli atti di intolleranza, discriminazione, messaggi, discorsi e presunti reati d’odio motivati da antisemitismo, precisando che «i fatti raccolti non riflettono la totalità degli incidenti». Le entità stimano che venga denunciato solo tra il 20% e il 25% degli episodi reali, principalmente a causa del timore delle vittime di subire ritorsioni o della mancanza di chiarezza nell’inquadramento giuridico.

Inoltre, il rapporto conferma il persistere di una tendenza particolarmente preoccupante. Giovedì, intanto, Dana Erlich, incaricata d’affari e capo missione dell’Ambasciata d’Israele in Spagna, ha denunciato al Fórum Europa «l’allarmante antisemitismo» che si riscontra in Spagna e ha deplorato «le teorie del complotto» che si diffondono sul suo Paese in «una nazione democratica come la Spagna». Da parte sua, il presidente del MCI, Esteban Ibarra, ha denunciato la situazione di indifesa che vivono molte vittime e ha chiesto che l’antisemitismo riceva la stessa attenzione, determinazione e risposta istituzionale di qualsiasi altra forma di discriminazione e intolleranza, poiché «l’antisemitismo non è un’opinione né una discrepanza politica: è una forma di odio e discriminazione contro gli ebrei».

La FCJE e il MCI mettono inoltre in guardia dall’apparizione di nuove forme di antisemitismo e dalla loro possibile normalizzazione in ambito sociale, educativo, culturale e digitale: «si sono verificate manifestazioni pubbliche in cui è stata apertamente richiesta la scomparsa di Israele, il che equivale a negare al popolo ebraico il suo diritto all’autodeterminazione nella terra d’Israele, un principio riconosciuto nel quadro del diritto internazionale», aggiungono. Una posizione condivisa da Dana Erlich, che durante il Fórum si è vista costretta a respingere qualsiasi responsabilità nella crisi migratoria di Ceuta e ha criticato il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, per aver puntato il dito contro Tel Aviv: «Non dovrebbe più sorprendermi, ma confesso di essermi sorpresa quando ho visto che aveva trovato un’altra opportunità per colpevolizzare Israele senza alcun rapporto né alcuna prova. È solo una cortina di fumo nel mezzo di un’emergenza nazionale», ha sostenuto senza nascondere che le relazioni con il Governo spagnolo stanno attraversando «un momento critico».

In occasione di questo evento — organizzato dalla piattaforma di dibattito privato e indipendente Nueva EconomíaFórum — anche l’ex presidente José María Aznar ha affermato che «etichettare Israele come Stato genocida è antisemitismo puro e semplice», lanciando al contempo un appello a «recuperare quanto prima una relazione normalizzata» con Israele in termini politici e diplomatici, considerando Israele «un alleato strategico». L’ex presidente della Comunità di Madrid, Esperanza Aguirre, ha affermato che «Sánchez vuole diventare la nemesi di Trump e farsi difensore dei terroristi, che è proprio quello che è».

La risposta della segretaria generale di Podemos, Ione Belarra, davanti ai microfoni del programma Malas Lenguas, trasmesso dalla televisione pubblica nazionale (TVE), è stata: «Una è una corrotta e l’altro è un criminale di guerra, la cosa strana sarebbe se non difendessero uno Stato terrorista e genocida come quello di Israele». Parole pronunciate il giorno successivo alla concessione da parte del Governo basco del terzo grado a uno dei terroristi più sanguinari della storia dell’organizzazione terroristica basca ETA, con 26 sentenze di condanna che sommano quasi 4.800 anni di carcere (39 condanne definitive per omicidio; 82 accuse per reati di omicidio e vittime mortali provocate dai 26 attentati perpetrati dal commando a cui partecipava, il Comando Argala, e per i quali è stato processato). Libertà senza pentimento e accoglienza con tutti gli onori per i terroristi; paura, rabbia, indignazione e abbandono per gli altri spagnoli che, ebrei e non ebrei, come a Ceuta, implorano protezione.