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Hezbollah, la rete finanziaria che sfiora la Hind Rajab Foundation

Un nuovo studio ricostruisce l’impero economico dei Tajideen. Tra le società della famiglia compare Soafrimex, dove lavorò il fratello del fondatore della controversa organizzazione anti-Israele

Costantino Pistilli

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Hezbollah, la rete finanziaria che sfiora la Hind Rajab Foundation
Iimmagine generata con AI

Una società belga inserita nella rete commerciale di uno dei più importanti finanziatori di Hezbollah conduce, attraverso collegamenti societari documentati separatamente, fino alla famiglia di Dyab Abou Jahjah, fondatore della Hind Rajab Foundation, l’organizzazione che promuove azioni giudiziarie in diversi Paesi contro militari israeliani. È quanto emerge incrociando un nuovo studio dell’International Institute for Counter-Terrorism di Herzliya sulla famiglia Tajideen con precedenti indagini e registri societari.

Lo studio, pubblicato il 7 settembre, ricostruisce l’esteso sistema economico creato dalla famiglia libanese Tajideen, attiva per decenni tra Africa, Europa e Medio Oriente. Tre fratelli, Kassim, Ali e Hussein Tajideen, sono stati colpiti da sanzioni statunitensi per il sostegno finanziario a Hezbollah. Secondo il dipartimento del Tesoro americano, le loro attività internazionali hanno generato milioni di dollari destinati all’organizzazione sciita libanese.

Al centro del nuovo rapporto compare Soafrimex, società fondata ad Anversa nel 1989 e controllata da Kassim Tajideen. Ufficialmente si occupava soprattutto dell’esportazione di prodotti alimentari, tra cui riso e farina, verso diversi Paesi africani. Nel 2003 la polizia giudiziaria belga perquisì gli uffici dell’azienda, arrestò Tajideen e sua moglie e congelò i conti della società. Le indagini belghe non riuscirono a dimostrare le accuse relative al finanziamento del terrorismo e al traffico di diamanti, mentre portarono alla luce irregolarità finanziarie e un sistema di false fatturazioni. Nel 2009 Tajideen e alcuni familiari furono condannati in Belgio per falso e riciclaggio.

È qui che la vicenda incrocia quella degli Abou Jahjah. Ziad Abou Jahjah, fratello di Dyab, lavorò per Soafrimex. Il rapporto appena pubblicato dall’ICT non si occupa della Hind Rajab Foundation e non cita questo collegamento, che emerge invece da altre fonti. Già nel 2003 il quotidiano belga De Morgen, riferendo dell’inchiesta sulla società, riportava una dichiarazione dello stesso Dyab Abou Jahjah nella quale Soafrimex veniva indicata come l’azienda in cui lavorava suo fratello.

Il legame societario non si ferma lì. Ziad Abou Jahjah compare successivamente anche in Zaimex, società brasiliana del settore alimentare, insieme a Hussein Tajideen, fratello di Kassim. Hussein fu designato dal Tesoro statunitense nel dicembre 2010 come importante raccoglitore di fondi e sostenitore di Hezbollah. La stessa amministrazione americana descrisse allora Ali e Hussein Tajideen come due dei principali finanziatori dell’organizzazione in Africa.

Kassim Tajideen era stato inserito nella lista statunitense degli SpeciallyDesignated Global Terrorists già nel maggio 2009. Washington lo accusava di avere fornito a Hezbollah decine di milioni di dollari attraverso una rete di società operanti soprattutto in Africa. Arrestato nel 2017 ed estradato negli Stati Uniti, si dichiarò successivamente colpevole di cospirazione finalizzata al riciclaggio di denaro in violazione delle sanzioni americane. Nel 2019 fu condannato a cinque anni di carcere e alla confisca di 50 milioni di dollari.

Il nuovo studio dell’ICT mostra soprattutto la capacità della rete Tajideen di sopravvivere alle indagini e alle sanzioni cambiando strutture societarie, denominazioni e assetti proprietari. Dopo i problemi giudiziari di Soafrimex in Belgio, parte delle sue funzioni commerciali passò a Ovlas Trading, che il Tesoro americano inserì a sua volta nel 2010 tra le società appartenenti alla rete dei Tajideen.

Il rilievo della vicenda deriva inevitabilmente anche dall’attività attuale di Dyab Abou Jahjah. La Hind Rajab Foundation, con sede a Bruxelles, è diventata uno degli attori più aggressivi della campagna giudiziaria internazionale contro Israele, presentando denunce e richieste di arresto nei confronti di militari israeliani accusati di crimini commessi a Gaza.

La fondazione ha respinto le accuse di avere legami finanziari, organizzativi o operativi con Hezbollah, Hamas o altre organizzazioni terroristiche. Ed è importante distinguere i diversi livelli della documentazione disponibile. Il nuovo studio dell’ICT ricostruisce la rete finanziaria dei Tajideen e colloca Soafrimex al suo interno; altre indagini documentano il rapporto professionale di Ziad Abou Jahjah con Soafrimex e la sua successiva presenza in una società insieme a Hussein Tajideen. Da questi elementi, da soli, non discende la prova che la Hind Rajab Foundation sia finanziata o controllata da Hezbollah.

Resta però un intreccio che merita attenzione. Dietro una delle organizzazioni oggi più attive nel perseguire israeliani all’estero compare una storia familiare che incrocia, in più punti e in anni diversi, società appartenenti a una rete che le autorità americane hanno identificato come uno dei grandi strumenti finanziari internazionali di Hezbollah. Ed è proprio la persistenza di queste reti, capaci di attraversare società, continenti e decenni, il dato più inquietante che emerge dalla nuova ricerca.