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Terrorismo in azione. Israele avverte i suoi cittadini all’estero

Iran, Hamas e Hezbollah aumentano la pressione. Alla vigilia delle festività ebraiche cresce il rischio di attentati contro israeliani ed ebrei

Alessandro Carmi

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Terrorismo in azione. Israele avverte i suoi cittadini all’estero
Iimmagine generata con AI

Israele alza il livello di attenzione per i propri cittadini all’estero alla vigilia delle festività ebraiche e in vista del terzo anniversario del massacro del 7 ottobre. Il Consiglio per la sicurezza nazionale ha diffuso domenica 6 settembre una nuova valutazione della minaccia terroristica globale, segnalando un aumento dei tentativi di colpire israeliani ed ebrei fuori dai confini del Paese. L’allarme riguarda soprattutto le attività dell’Iran e dei suoi apparati, Hezbollah, Hamas e le organizzazioni del jihad globale, alle quali si aggiunge un fenomeno più difficile da prevenire, quello degli attentatori isolati radicalizzati soprattutto attraverso la rete.

Il documento non introduce nuove allerte di viaggio. Fotografa piuttosto una situazione che, secondo le autorità israeliane, si è deteriorata con il prolungarsi dei conflitti degli ultimi anni e potrebbe diventare ancora più delicata nelle prossime settimane. Le festività di Tishri comportano tradizionalmente un forte aumento degli spostamenti degli israeliani, mentre il 7 ottobre rischia di trasformarsi in numerosi Paesi in una giornata di manifestazioni e proteste, alcune delle quali potrebbero degenerare in violenze.

La principale fonte di preoccupazione resta l’Iran. Secondo il Consiglio per la sicurezza nazionale, Teheran continua a cercare occasioni per vendicare i colpi subiti negli ultimi anni e utilizza a questo scopo apparati propri, organizzazioni alleate e reti criminali. Tra i possibili obiettivi figurano rappresentanze diplomatiche, esponenti delle istituzioni e della sicurezza israeliana, strutture delle comunità ebraiche e semplici cittadini in viaggio. Un alto funzionario israeliano ha spiegato che la grande maggioranza delle operazioni individuate è stata sventata, mentre l’estero viene considerato dagli avversari di Israele un terreno relativamente più accessibile.

A questa minaccia si aggiunge quella di Hezbollah, che conserva capacità operative internazionali, mentre particolare attenzione viene dedicata ad Hamas. L’intelligence israeliana registra infatti tentativi di costruire infrastrutture operative in Europa e in altri Paesi, sfruttando contatti locali e reti palestinesi, con l’obiettivo di preparare attentati dimostrativi o di vendetta. Secondo il funzionario del Consiglio per la sicurezza nazionale, si stanno osservando iniziative di Hamas all’estero di un’intensità che in passato non era stata riscontrata.

Il quadro diventa ancora più complesso quando entrano in gioco gli attentatori isolati, difficili da individuare in anticipo perché possono radicalizzarsi senza appartenere stabilmente a un’organizzazione. Dall’inizio della guerra seguita al 7 ottobre, secondo i dati diffusi dalle autorità israeliane, 25 israeliani ed ebrei sono stati uccisi in attentati terroristici compiuti all’estero. I bersagli più vulnerabili restano sinagoghe, centri comunitari, luoghi di incontro ed eventi pubblici, proprio perché facilmente raggiungibili e spesso scarsamente protetti.

Particolare cautela viene raccomandata nei Paesi vicini all’Iran, tra i quali Turchia, Azerbaigian ed Emirati Arabi Uniti. Giordania, Qatar, Somaliland ed Egitto, compresa la penisola del Sinai, figurano invece tra le destinazioni sottoposte all’allerta di livello 4, per le quali viene indicato di evitare il viaggio. Per Iran, Iraq, Siria, Libano e Yemen resta inoltre in vigore per i cittadini israeliani il divieto previsto dalla legge.

Le indicazioni rivolte a chi parte raccontano da sole quanto sia cambiato il clima. Agli israeliani viene consigliato di evitare di rendere immediatamente riconoscibile la propria identità, limitando l’esposizione di simboli ebraici o israeliani e, nelle aree considerate più rischiose, persino l’uso dell’ebraico nei luoghi affollati. Le autorità chiedono inoltre di evitare la pubblicazione sui social della propria posizione in tempo reale e di prestare particolare attenzione nei pressi di sinagoghe, ristoranti kosher e centri Chabad.

È una prudenza destinata ad accompagnare migliaia di viaggiatori nelle prossime settimane. Il calendario delle festività e l’avvicinarsi del 7 ottobre concentrano infatti in un periodo molto breve occasioni di viaggio, celebrazioni religiose e possibili mobilitazioni di piazza. Per i servizi di sicurezza israeliani significa affrontare una minaccia che ormai supera ampiamente i confini del Medio Oriente e che, proprio perché dispersa tra organizzazioni strutturate, reti locali e singoli radicalizzati, diventa più difficile da prevedere.