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Berlino e Gerusalemme, le armi oltre le tensioni

Nel primo semestre del 2026 la Germania ha autorizzato quasi 800 milioni di euro di esportazioni militari verso Israele. I programmi navali e i nuovi sottomarini confermano la solidità di una cooperazione strategica

Paolo Montesi

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Berlino e Gerusalemme, le armi oltre le tensioni
Iimmagine generata con AI

Tra Berlino e Gerusalemme la politica dice una cosa, i numeri spesso ne raccontano un’altra. Negli ultimi mesi i rapporti tra Germania e Israele hanno attraversato momenti di forte tensione. Sul terreno della cooperazione militare, però, il legame tra i due Paesi appare assai più solido di quanto lascerebbero pensare le dichiarazioni politiche.

Tra gennaio e giugno 2026 il governo tedesco ha autorizzato esportazioni di materiale per la difesa verso Israele per 799,3 milioni di euro. Il confronto con l’anno precedente dà immediatamente la misura dell’aumento: nell’intero 2025 le autorizzazioni si erano fermate a circa 260 milioni di euro. Israele è così diventato il sesto principale destinatario delle esportazioni militari tedesche.

Il dato acquista un significato particolare alla luce di quanto era accaduto soltanto pochi mesi prima. Nell’agosto 2025 il cancelliere Friedrich Merz aveva deciso di sospendere le forniture di armamenti che avrebbero potuto essere impiegati nella Striscia di Gaza, dopo la decisione israeliana di ampliare le operazioni militari. Una scelta che aveva aperto una fase particolarmente delicata nelle relazioni tra i due governi.

Le restrizioni erano poi state revocate il 24 novembre, tre mesi e mezzo dopo. Sarebbe tuttavia riduttivo spiegare con quella decisione l’impennata registrata nel 2026. Dietro gli 800 milioni ci sono soprattutto programmi militari di grandi dimensioni e una cooperazione industriale costruita nel corso degli anni.

Più del 60 per cento del valore delle autorizzazioni concesse nel primo semestre riguarda infatti un importante programma navale, mentre quasi un altro 20 per cento è legato a progetti industriali congiunti israelo-tedeschi che presentano un interesse anche per la Bundeswehr.
È sul mare, dunque, che il rapporto strategico tra Germania e Israele mostra con maggiore evidenza la propria continuità.

Il simbolo più recente è l’INS Drakon, il sottomarino costruito a Kiel dal gruppo tedesco TKMS per la Marina israeliana. Il battello ha lasciato la Germania ed è diretto verso Israele. È il terzo e ultimo sottomarino israeliano della classe Dolphin dotato di un sistema di propulsione anaerobica, tecnologia che permette di restare immersi per periodi più lunghi senza dover emergere per ricaricare le batterie.

E il Drakon rappresenta soltanto una tappa. Nei cantieri tedeschi è già iniziata la costruzione di altri tre sottomarini israeliani di nuova generazione della classe Dakar. Saranno destinati a sostituire progressivamente i primi Dolphin e garantiranno la prosecuzione della cooperazione navale tra i due Paesi per molti anni.

È questo probabilmente l’aspetto politicamente più interessante della vicenda. Germania e Israele possono attraversare crisi diplomatiche, divergenze sulla guerra a Gaza e momenti di aperta frizione tra i rispettivi governi. Sotto questa superficie continua a esistere una relazione strategica assai difficile da interrompere.

Gli oltre 799 milioni di euro autorizzati nei primi sei mesi del 2026 lo dimostrano con una chiarezza che le dichiarazioni diplomatiche raramente possiedono. E i nuovi sottomarini in costruzione a Kiel dicono qualcosa in più: Berlino e Gerusalemme stanno programmando la loro cooperazione militare guardando già agli anni futuri.