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Israele verso le elezioni, la destra si divide

L’ingresso in campo dell’ex generale Ofer Winter cambia gli equilibri del blocco. Smotrich rischia di restare sotto la soglia, Ben-Gvir rifiuta l’alleanza e il primo ministro cerca di ricomporre uno schieramento sempre più frammentato

Daniel Bettini

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Israele verso le elezioni, la destra si divide

A poco più di una settimana dalla chiusura delle liste per le prossime elezioni della Knesset, nel cosiddetto «blocco Netanyahu» si avverte una fortissima tensione. In questi giorni il primo ministro Benjamin Netanyahu lavora senza sosta per mettere ordine nel blocco della destra, quello che quasi certamente tornerebbe a formare una coalizione con lui qualora riuscisse a ottenere un numero sufficiente di seggi.

Il timore, però, è quello di un’enorme dispersione di voti che, secondo Netanyahu, «porterebbe la sinistra al potere», intendendo con questa espressione i partiti dell’opposizione, la maggior parte dei quali, in realtà, si colloca al centro o addirittura a destra.

Il nuovo nome forte della destra israeliana è l’ex generale di brigata Ofer Winter, che dopo aver lasciato l’IDF è entrato in politica e ha fondato un nuovo partito, «Amcha Israel», con l’obiettivo di creare una nuova casa per l’elettorato di destra in tutte le sue diverse componenti. Il partito dovrebbe attirare molti elettori insoddisfatti sia del Partito Sionista Religioso di Bezalel Smotrich sia del Likud di Netanyahu, oltre a coloro che considerano troppo estremista un partito come Otzma Yehudit.

I sondaggi realizzati dopo il lancio del partito di Winter hanno creato grandi aspettative, perché in alcuni di essi la nuova formazione supera la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Ma, in alcuni di questi sondaggi, è proprio il partito di Smotrich a scendere sotto la soglia.
Alle elezioni dovrebbero inoltre presentarsi diversi altri piccoli partiti di destra, le cui possibilità di superare lo sbarramento, se correranno da soli, sono molto scarse. Netanyahu teme ora che, se non riuscirà a «imporre» delle alleanze all’interno del suo blocco e a stabilizzare lo schieramento attorno a quattro partiti di destra, il rischio di un crollo alle urne e di una drastica perdita di seggi possa portare a una netta sconfitta elettorale.

Il problema è che Winter non ha alcuna intenzione di unirsi a Smotrich, come invece Netanyahu e i suoi collaboratori gli chiedono con insistenza.

Netanyahu è ancora più determinato a spingere Smotrich verso un’alleanza con Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir, come era riuscito a imporre loro nelle precedenti elezioni, in modo che i due partiti insieme possano superare senza problemi la soglia di sbarramento. Ma tutti, nel sistema politico, sanno bene che Smotrich e Ben-Gvir non vanno d’accordo e non si amano particolarmente.

Mentre Smotrich continua a oscillare attorno alla soglia di sbarramento e rischia concretamente di non superarla, Ben-Gvir è convinto che il suo partito possa addirittura crescere e diventare una delle sorprese delle elezioni. La sua linea estremamente radicale ha certamente suscitato molta avversione e numerose condanne, sia nel mondo sia in Israele, ma attraverso il suo stile populista è riuscito a conquistare un vasto pubblico di giovani elettori e, secondo molti osservatori, potrebbe crescere ulteriormente, sottraendo voti persino al Likud dello stesso Netanyahu.

Qualche giorno fa Ben-Gvir ha annunciato di respingere definitivamente i tentativi di Netanyahu di unirlo a Smotrich. Lo ha fatto dopo che il primo ministro aveva cercato di invitare a casa propria i due leader dell’estrema destra. Ben-Gvir ha dichiarato definitivamente che non ci sarà alcuna unione e che correrà da solo.

Si tratta, in ogni caso, di partiti che certamente, dopo le elezioni, non si uniranno né a Gadi Eisenkot, né a Naftali Bennett, né ad Avigdor Lieberman, ma vorranno continuare a stare con Netanyahu e con i partiti ultraortodossi. Al momento, tuttavia, tutti i sondaggi mostrano che i partiti dell’attuale coalizione sono ben lontani dai 61 seggi necessari per poter proseguire con un governo di «destra-destra», come amano definirlo.

Va detto che Winter ha formato un partito con una lista di candidati nuova, giovane e di qualità. Volti completamente nuovi, provenienti da tutti i settori della società.

Innanzitutto, il numero due della lista è Yusuf Haddad, arabo cristiano israeliano originario di Nazareth. Haddad, che in passato ha prestato servizio nell’IDF ed è rimasto ferito in Libano, negli ultimi anni è diventato uno dei più importanti attivisti a favore di Israele sui social network e sui media internazionali, con interventi provocatori ed efficaci in Europa e negli Stati Uniti.

Haddad è diventato uno degli influencer israeliani più conosciuti, sia in Israele sia nel mondo, con oltre un milione di follower, e rappresenta anche una nuova direzione che Winter, 55 anni, cerca di seguire: conquistare anche elettori arabi che vogliono sentirsi parte dello Stato, che considerano Israele la propria casa e vogliono esserne pienamente partecipi.

Haddad racconta spesso che il numero di arabi che, come lui, si riconoscono in questa posizione è in crescita e che sempre più arabi, sia beduini sia cristiani, scelgono di prestare servizio militare.

Oltre a Haddad, Winter ha inserito nella lista anche un’ex giornalista di primo piano, un importante esponente del sionismo religioso e la vedova di una delle vittime del massacro del 7 ottobre nel kibbutz Be’eri. Una lista varia e interessante.

A questo punto si pone anche la questione di dove andrà il voto del sionismo religioso. Si tratta di un bacino elettorale molto importante, composto da persone che hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane nella guerra seguita al 7 ottobre e che sono diventate parte integrante della struttura di comando dell’esercito e delle sue unità combattenti, ma anche dell’industria israeliana, dell’hi-tech e di molti altri settori.

Parliamo di centinaia di migliaia di persone che non si identificano con le correnti estremiste e violente che sempre più spesso gettano discredito sull’intero Stato di Israele. Parlano di unità del popolo, vogliono contribuire e avere un ruolo attivo, ma dal punto di vista politico e ideologico appartengono decisamente alla destra, alla sua componente più ideologicamente radicata.

Sono chiaramente contrari alla creazione di uno Stato palestinese e favorevoli all’espansione degli insediamenti. Winter parla apertamente del suo desiderio di espellere gli abitanti di Gaza dalla Striscia, perché, a suo avviso, non esiste un’altra soluzione ai problemi che si sono creati e all’interminabile conflitto con i palestinesi.

Nel frattempo Netanyahu sta facendo di tutto per mettere ordine nel proprio blocco. Torna a prendere le distanze da Ben-Gvir, rifiuta di farsi fotografare insieme a lui, esercita pressioni su Smotrich e spera che Winter non gli giochi qualche brutto scherzo all’ultimo momento.

Ci sono inoltre altri partiti di destra che stanno cercando in queste ore di organizzarsi e unirsi. Sono composti da ex esponenti del Likud e da uomini e donne della destra istituzionale che si sono stancati di Netanyahu e della corruzione del governo, delle pressioni esercitate dai partiti ultraortodossi e della direzione che sta prendendo il Paese. Vogliono con tutte le loro forze imporre la formazione di un governo di unità nazionale il più ampio possibile, composto dai partiti sionisti, dalla destra fino al centro-sinistra.

Alcuni di questi partiti hanno dichiarato che non aiuteranno Netanyahu a raggiungere i 61 seggi; altri hanno chiarito che, invece, sarebbero disposti a farlo.

La questione decisiva, da qui alla fine della campagna elettorale, sarà quindi capire se tutti questi partiti riusciranno a organizzarsi e a unirsi in nuove liste, così da salvare ogni singolo voto e modificare la distribuzione dei seggi all’indomani del voto.