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Russia e Iran, asse segreto sui missili supersonici

Mosca avrebbe aiutato Teheran a sviluppare motori ramjet per una nuova generazione di missili da crociera capaci di minacciare navi e obiettivi terrestri

Alessandro Carmi

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Russia e Iran, asse segreto sui missili supersonici
Iimmagine generata con AI

La Russia avrebbe fornito all’Iran un’assistenza tecnologica segreta per sviluppare una nuova generazione di missili da crociera supersonici, colmando uno dei principali divari dell’arsenale di Teheran. A rivelarlo è un’inchiesta del Financial Times, basata su corrispondenza russa trapelata, registri di viaggio e brevetti militari, secondo la quale il programma, denominato C430L, è iniziato nel 2023 ed è proseguito anche nel 2026.

Il cuore del progetto riguarda la tecnologia ramjet, o statoreattore, un sistema di propulsione che sfrutta l’aria atmosferica e consente a un missile da crociera di mantenere per lunghi tratti velocità superiori a quella del suono. Per l’Iran sarebbe un salto di qualità rilevante, perché permetterebbe di affiancare alla vasta famiglia di missili balistici già disponibili armi capaci di volare rapidamente a quote relativamente basse e di ridurre il tempo a disposizione delle difese avversarie per individuarle e intercettarle.

Secondo l’inchiesta, la collaborazione sarebbe stata organizzata da Rosoboronexport, la società statale russa che gestisce l’esportazione degli armamenti, insieme a NPO Mashinostroyenia, uno dei principali centri missilistici del Paese. Diversi suoi ingegneri di alto livello avrebbero compiuto ripetuti viaggi in Iran già prima della firma formale del contratto con il ministero della Difesa iraniano, avvenuta nel novembre 2023.

L’assistenza russa sarebbe andata molto oltre la semplice consegna di documentazione. Gli specialisti di Mosca avrebbero studiato i dati di un test di volo iraniano, esaminando il comportamento del sistema di propulsione e chiedendo chiarimenti su alimentazione, stabilità della combustione, presa d’aria e ugello del motore. In sostanza, l’Iran aveva già costruito e provato un proprio apparato ramjet, mentre i tecnici russi contribuivano a individuare i problemi e a migliorarne il progetto.

Nell’aprile 2025 Rosoboronexport avrebbe proposto l’invio in Iran di una delegazione composta da circa venti specialisti per ulteriori consultazioni tecniche. Tra gli esperti coinvolti figurano alcuni dei più importanti progettisti russi nel campo della propulsione e dell’aerodinamica missilistica, con esperienza diretta nello sviluppo di armi antinave e sistemi ad alta velocità.

Il valore della collaborazione sta soprattutto nel trasferimento di competenze. L’Iran cerca da decenni di acquisire la capacità di produrre autonomamente missili da crociera supersonici. Ha sviluppato motori e condotto esperimenti, ricorrendo anche all’acquisizione di tecnologie straniere e alla retroingegneria di sistemi sovietici e russi. Il ramjet, però, richiede una padronanza particolarmente sofisticata dei flussi aerodinamici e della combustione ad alta velocità, disponibile soltanto in un numero limitato di Paesi.

Un missile di questo tipo potrebbe avere applicazioni sia antinave sia contro obiettivi terrestri. Nel Golfo Persico la prima ipotesi riguarda direttamente le forze navali americane, comprese le portaerei e le unità che operano nelle acque della regione. La combinazione fra velocità elevata e volo a bassa quota rende infatti più complesso il compito dei radar e restringe la finestra nella quale un sistema di difesa può reagire.
Al momento, tuttavia, non esistono prove che un missile sviluppato con l’assistenza russa sia già entrato in servizio operativo. L’Iran avrebbe realizzato e sperimentato il sistema di propulsione, mentre i documenti emersi mostrano che ancora nel giugno di quest’anno Mosca e Teheran discutevano i rapporti tecnici e una possibile fase successiva del programma.

La vicenda conferma comunque quanto sia cambiata la natura dell’alleanza militare fra Russia e Iran. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Teheran ha fornito a Mosca droni Shahed e ha contribuito allo sviluppo della loro produzione sul territorio russo. Il rapporto si sta ora muovendo anche nella direzione opposta, con la Russia disposta a condividere competenze militari che in passato avrebbe custodito con maggiore cautela.

È questo il punto che rende C430L particolarmente significativo. Mosca non starebbe semplicemente vendendo un’arma già esistente, bensì aiutando l’Iran ad acquisire le conoscenze necessarie per costruire autonomamente una nuova famiglia di sistemi. Una volta padroneggiata la tecnologia ramjet, Teheran potrebbe utilizzarla per successive generazioni di missili e ridurre ulteriormente la propria dipendenza dall’estero.

Il rapporto tra i due Paesi assume così una dimensione strategica sempre più evidente. L’Iran ha sostenuto la Russia nella guerra in Ucraina; la Russia contribuisce ora a rafforzare le capacità iraniane in Medio Oriente. Se il programma arriverà a maturazione, le conseguenze riguarderanno direttamente Israele, le forze americane nella regione e gli equilibri militari del Golfo.