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Hezbollah torna a minacciare l’Argentina

Due servizi d’intelligence stranieri segnalano un piano per uccidere Diego Kravetz, numero due dei servizi argentini, e altri possibili bersagli

Costantino Pistilli

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Hezbollah torna a minacciare l’Argentina
Iimmagine generata con AI

Due servizi d’intelligence stranieri hanno avvertito l’Argentina di un possibile piano di Hezbollah per assassinare alcune persone nel Paese. Tra i nomi compare quello di Diego Kravetz, sottosegretario della Secretaría de Inteligencia del Estado (SIDE). Dopo l’allarme, le autorità hanno rafforzato la protezione del funzionario e della sua famiglia. La vicenda, rimasta riservata per mesi, è emersa durante un’audizione a porte chiuse al Congresso argentino.

La prima segnalazione sarebbe arrivata alla fine di aprile da un servizio d’intelligence europeo. Un cablogramma, basato sulle informazioni fornite da una fonte in Libano, indicava che Hezbollah stava pianificando l’eliminazione di cinque persone in Argentina. Tra i cinque bersagli figurava Kravetz, già responsabile della sicurezza e sindaco ad interim di Lanús e successivamente capo della polizia della città di Buenos Aires, prima del suo ingresso ai vertici della SIDE.

Quindici giorni dopo è arrivato un secondo allarme. Questa volta la fonte era l’intelligence dell’Arabia Saudita. Il nuovo rapporto avrebbe confermato l’esistenza del piano, restringendo però da cinque a tre il numero dei possibili bersagli. Kravetz compariva nuovamente nell’elenco. Le altre due identità non sono state rese pubbliche. Due canali indipendenti indicavano dunque lo stesso dirigente argentino come possibile bersaglio.

I dettagli sono stati riferiti il 25 agosto durante la riunione riservata della Commissione bicamerale di controllo degli organismi d’intelligence. Davanti ai parlamentari erano presenti i vertici della SIDE, tra cui il segretario Cristian Auguadra e lo stesso Kravetz. A sollevare direttamente la questione sarebbe stato il deputato Cristian Ritondo, chiedendo se fosse vera l’esistenza di una minaccia contro il sottosegretario. I responsabili dell’intelligence hanno confermato l’arrivo dei rapporti stranieri, secondo la ricostruzione pubblicata da La Nación.

L’allarme assume un peso particolare in Argentina. L’Argentina ha attribuito all’Iran e a Hezbollah responsabilità negli attentati che hanno segnato la storia recente del Paese: quello contro l’ambasciata israeliana del 17 marzo 1992, che provocò 29 morti, e l’attacco del 18 luglio 1994 contro la sede dell’AMIA, nel quale furono uccise 85 persone. Il governo argentino considera Hezbollah un’organizzazione terroristica e negli ultimi mesi Javier Milei ha ulteriormente rafforzato l’asse politico con Israele.

La minaccia segnalata dai due servizi stranieri presenta però caratteristiche diverse dagli attentati degli anni Novanta. I rapporti parlerebbero di bersagli individuali e di possibili omicidi selettivi, anziché della preparazione di un attentato indiscriminato. È un elemento che sposta l’attenzione sulla capacità di Hezbollah o di strutture collegate di individuare persone, raccogliere informazioni e organizzare eventuali operazioni sul territorio argentino.

Le segnalazioni sono arrivate inoltre mentre Buenos Aires irrigidiva ulteriormente la propria posizione verso Teheran. Ad aprile il governo Milei ha espulso l’incaricato d’affari iraniano e ha inserito i Guardiani della Rivoluzione nella propria lista delle organizzazioni terroristiche. Nello stesso periodo il conflitto tra Israele, Iran e Hezbollah attraversava una nuova fase di escalation. La coincidenza temporale non prova il movente del presunto piano, ma costituisce il contesto nel quale i servizi argentini hanno valutato le due segnalazioni.

Finora non sono emerse prove pubbliche che il progetto sia passato dalla pianificazione a una fase operativa. Il dato acquisito è un altro: due servizi stranieri hanno trasmesso separatamente informazioni su una possibile operazione di Hezbollah in Argentina e il nome di Kravetz sarebbe comparso in entrambe. La SIDE ha reagito aumentando la sua protezione. Restano riservate le identità degli altri possibili bersagli e, soprattutto, gli elementi operativi che hanno spinto i due servizi a lanciare l’allarme.