La Turchia sta emergendo come uno dei nodi più delicati delle reti utilizzate dall’Iran per aggirare le sanzioni internazionali. Nel giro di pochi giorni il dipartimento del Tesoro americano ha colpito una banca turca, due sue controllate, una società aeronautica e due imprese della logistica, accusandole di aver fornito a Teheran accesso ai circuiti finanziari, aeromobili e servizi di trasporto essenziali per mantenere aperti canali commerciali che le sanzioni avrebbero dovuto chiudere.
Il caso più significativo riguarda Golden Global Bank, istituto di investimento con sede a Istanbul. Il 4 settembre l’Office of Foreign Assets Control, OFAC, l’ha inserito nella lista delle entità sanzionate insieme a Golden Global Varlık Kiralama e Golden Global Portföy Yönetimi. Secondo il Tesoro americano, la banca avrebbe facilitato transazioni per decine di milioni di dollari riconducibili alla Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione e avrebbe offerto a istituzioni iraniane servizi di correspondent banking, consentendo quindi il trasferimento internazionale di fondi.
Washington sostiene inoltre che Golden Global fosse stata utilizzata per trasferire in Turchia proventi del petrolio iraniano venduto alla Cina, poi convertiti in contanti e oro attraverso cambiavalute collegati alla rete finanziaria di Teheran. La banca ha respinto le accuse, dichiarando di aver rispettato le normative turche e internazionali e di non avere avuto rapporti con i soggetti indicati dagli Stati Uniti.
Pochi giorni dopo, l’8 settembre, il Tesoro ha allargato il raggio d’azione al settore dell’aviazione. Tra le 36 entità colpite compare Sky Phoenix, società turca accusata di avere fatto da intermediaria nel trasferimento a Mahan Air di almeno tre Boeing 777 di origine americana. Gli aerei, provenienti da flotte dismesse, sarebbero transitati attraverso Emirati Arabi Uniti e Oman prima di raggiungere la compagnia iraniana. Mahan Air è sotto sanzioni statunitensi dal 2011 per il sostegno fornito alla Forza Quds.
Lo stesso provvedimento ha coinvolto altre due società turche, S Sistem e MES Cargo. La prima, secondo OFAC, avrebbe coordinato spedizioni per conto di Mahan Air, compresi componenti per droni e apparecchiature industriali dirette in Iran. La seconda avrebbe operato come agente commerciale generale della compagnia iraniana, organizzando a sua volta trasporti e spedizioni.
Presi separatamente, questi casi possono apparire come episodi distinti. Considerati insieme, delineano qualcosa di più importante. Le reti iraniane sembrano utilizzare la Turchia attraverso settori differenti e complementari, dalla finanza all’aviazione, fino alla logistica, sfruttando aziende formalmente inserite in un’economia NATO e pienamente connessa ai mercati occidentali.
È proprio questo elemento a rendere Ankara particolarmente interessante per Teheran. La Turchia dispone di un sistema bancario sviluppato, di aeroporti con collegamenti internazionali, di infrastrutture logistiche avanzate e di una posizione geografica che la rende una cerniera naturale tra Europa, Caucaso e Medio Oriente. Per una rete impegnata a mascherare l’origine o la destinazione reale di denaro, merci e aeromobili, sono caratteristiche preziose.
Le autorità americane stanno ora cercando di colpire gli intermediari invece di limitarsi ai soggetti iraniani già sanzionati. È una strategia che punta a rendere sempre più costoso per banche e società straniere mantenere rapporti con le strutture economiche e militari della Repubblica islamica.
Rimane però una questione politica più ampia. Le sanzioni finora rese pubbliche riguardano società turche e non implicano automaticamente un coinvolgimento del governo di Ankara. Tuttavia, la ripetuta comparsa della Turchia all’interno di dossier americani molto diversi tra loro solleva interrogativi sulla capacità, o sulla volontà, delle autorità turche di individuare tempestivamente queste attività.
Ed è qui che il problema supera il singolo istituto bancario o la singola compagnia di trasporto. La Turchia è un alleato degli Stati Uniti nella NATO e nello stesso tempo mantiene da anni rapporti economici e politici complessi con l’Iran. Se continueranno a emergere società turche coinvolte nelle reti di Teheran, Washington dovrà prima o poi decidere se considerarle soltanto episodi di elusione delle sanzioni oppure il segnale di una vulnerabilità strutturale.
Per il momento le prove raccolte dagli Stati Uniti riguardano soggetti specifici. Ma la geografia delle ultime sanzioni racconta già qualcosa. Per aggirare l’isolamento economico, l’Iran ha bisogno di porte verso il sistema internazionale. Sempre più spesso, una di quelle porte sembra trovarsi in Turchia.