“Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Deuteronomio 30:19).
Questo passo di Mosè, nel quale si rivolge al popolo d’Israele prima di entrare nella Terra Promessa, ponendolo davanti a un bivio fondamentale, è l’introduzione migliore per collegarmi all’inizio del nuovo anno ebraico e all’avvicinarsi del terzo anniversario del tragico pogrom del 7 ottobre 2023.
È appena stato pubblicato su Yedioth Ahronoth, il maggiore quotidiano israeliano, un articolo riguardante i bambini nati ai sopravvissuti del massacro del festival musicale del Supernova, che si svolse nei giorni 6-7 ottobre nei pressi del kibbutz Re’im, a 5 km di distanza dalla Striscia di Gaza. Le vittime accertate furono 378 mentre altri 44 civili furono rapiti e tenuti in stato di prigionia nella Striscia di Gaza. Fra le vittime, decine di donne vennero stuprate prima di essere assassinate. Seppure in minor numero, anche alcuni uomini subirono la stessa sorte.
A distanza di tre anni da quei tragici avvenimenti si calcola che dagli scampati alla mattanza del rave party siano nati almeno 120 bambini, a testimonianza dell’inesauribile voglia di vivere che caratterizza gli israeliani. Nonostante la ventata di ottimismo che una notizia del genere possa portare è chiaro che la strada dei nuovi arrivati sarà tutta in salita e piena di ostacoli.
I traumi passati dai loro genitori si riverseranno inevitabilmente anche su di loro. Esistono già diversi gruppi di supporto a sostegno dei sopravvissuti al Supernova, ma ancora nessuno ha dovuto affrontare la spinosa questione di come e quando raccontare ai propri figli l’esperienza attraversata prima della loro nascita.
I racconti dei superstiti al massacro sono semplicemente inconcepibili e stupefacenti al tempo stesso. Un misto di casualità, fortuna e coraggio ha permesso la loro salvezza, anche se non tutte le coppie sono sopravvissute insieme, e molti hanno perso il loro compagno/a durante il massacro. Ma, come nel monito di Mosè, hanno scelto di continuare a vivere e procreare, cosa assolutamente non scontata.
Fra pochi giorni inizierà la festività di Rosh haShanà, il capodanno ebraico, e mai come in questa occasione l’abituale augurio che accompagna questa ricorrenza appare come il più appropriato: “Finisca l’anno con le sue maledizioni, inizi l’anno con le sue benedizioni”.