Non mostra mai il volto, non rivela il proprio nome e sulla rete si fa chiamare Sword of Salomon (Spada di Salomone). Dietro lo pseudonimo c’è un giurista francese che, dal 7 ottobre 2023, ha scelto di dedicare una parte importante della propria attività a una missione precisa: identificare gli autori di messaggi antisemiti pubblicati sui social network e fare in modo che ciò che scrivono abbia conseguenze anche fuori dalla rete.
Il suo terreno di lavoro sono le tracce che ciascuno lascia online. Fotografie, vecchi account, profili professionali, nomi utilizzati in passato, relazioni personali, luoghi frequentati. Sword of Salomon incrocia questi elementi servendosi soprattutto delle tecniche OSINT, Open Source Intelligence, vale a dire la raccolta e l’analisi di informazioni provenienti da fonti pubblicamente accessibili.
Il punto di partenza può essere un insulto antisemita, una minaccia, un messaggio che celebra il terrorismo o un appello alla violenza pubblicato dietro un account apparentemente anonimo. Da lì comincia la ricerca. Una volta stabilita l’identità dell’autore, Sword of Salomon conserva e archivia le prove e, a seconda dei casi, le trasmette al datore di lavoro, alla scuola o all’università frequentata dalla persona, all’ordine professionale di appartenenza oppure direttamente alle autorità giudiziarie. Secondo quanto riferisce il sito francese Media-J, diverse persone identificate attraverso questo metodo avrebbero perso il lavoro o sarebbero state sottoposte a sanzioni.
Sword of Salomon insiste sul carattere legale della propria attività. Il suo obiettivo, spiega, non è scatenare campagne collettive contro le persone individuate. Vuole documentare i fatti e chiedere che chi pubblica insulti, minacce e incitamenti all’odio risponda delle proprie parole. È una distinzione importante, perché il confine tra la ricerca dell’identità di chi agisce anonimamente e il linciaggio digitale può diventare sottile.
La sua attività gli ha procurato una notevole popolarità in una parte della comunità ebraica francese e, inevitabilmente, critiche e minacce. Il principio che la guida è semplice: l’anonimato online non può trasformarsi in una garanzia d’impunità. Dopo il 7 ottobre questo tema ha assunto un peso particolare. L’esplosione dell’antisemitismo sui social ha mostrato quanto facilmente persone convinte di essere protette da un nickname possano esprimere pubblicamente ciò che difficilmente direbbero mettendoci nome, cognome e faccia.
Sword of Salomon prova a spezzare proprio questo meccanismo. La formula con cui riassume la propria battaglia è volutamente dura: vuole «far cambiare campo alla paura». Chi usa l’anonimato per intimidire gli ebrei deve sapere che, dietro quello stesso anonimato, qualcuno potrebbe essere in grado di scoprire chi è.