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La Spagna di Sánchez si allontana da Israele, il Paese molto meno

Dietro lo scontro tra Madrid e Gerusalemme emergono resistenze giudiziarie, interessi accademici e un quadro politico che potrebbe cambiare

Alessandro Carmi

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La Spagna di Sánchez si allontana da Israele, il Paese molto meno
Iimmagine generata con AI

La Spagna è diventata uno dei Paesi europei più ostili a Israele sul piano politico, e Pedro Sánchez ha trasformato questa linea in uno dei tratti riconoscibili del suo governo. Eppure, appena si scende dal livello delle dichiarazioni ufficiali, il quadro appare assai meno compatto. Tribunali che bloccano iniziative di boicottaggio, università che proclamano la rottura con Israele continuando a lavorare con enti israeliani, una destra in vantaggio nei sondaggi raccontano un Paese nel quale la politica del governo e la realtà istituzionale procedono spesso su binari diversi.

Madrid ha riconosciuto lo Stato palestinese nel maggio 2024 e negli anni successivi ha progressivamente irrigidito la propria posizione, fino alle misure contro la cooperazione militare con Israele e alle restrizioni riguardanti i prodotti provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania. Sánchez ha adottato toni sempre più duri sulla guerra a Gaza, facendo della Spagna una delle punte avanzate della pressione europea sul governo israeliano.

È proprio l’identificazione tra la Spagna e la politica del suo primo ministro che Ángel Mas, presidente di ACOM, Acción y Comunicaciónsobre Oriente Medio, ha contestato intervenendo nei giorni scorsi al Forum J50 di Gerusalemme. Secondo Mas sarebbe un errore considerare perduto un Paese nel quale esistono forti contrappesi politici, giuridici e sociali e dove un futuro cambio di maggioranza potrebbe produrre rapidamente una svolta nei rapporti con Gerusalemme.

Qualche segnale concreto esiste già. Sul terreno accademico, dove le dichiarazioni di boicottaggio hanno avuto particolare risonanza, la distanza tra gli annunci e ciò che accade effettivamente è considerevole. Un’inchiesta pubblicata in Spagna da Público, realizzata da Investigate Europe e Reporters United, ha accertato che venti università spagnole partecipano a 28 nuovi progetti di Horizon Europe insieme a soggetti israeliani, anche dopo avere assunto impegni pubblici per interrompere o ridurre tali collaborazioni. Per gli atenei spagnoli sono in gioco 6,6 milioni di euro di finanziamenti europei.

La ragione va oltre il denaro. Uscire unilateralmente dai consorzi di ricerca può comportare conseguenze contrattuali, perdita di finanziamenti e soprattutto compromettere la possibilità di partecipare a progetti futuri. L’integrazione scientifica tra Israele e l’Europa, costruita nel corso di decenni, è dunque molto più difficile da smantellare di quanto lascino intendere mozioni e comunicati. A maggio 2026 enti israeliani risultavano presenti in 793 dei 19.203 progetti Horizon Europe sottoscritti, circa uno ogni 24.

Anche i tribunali hanno posto limiti alle iniziative di boicottaggio. Nel settembre 2025 l’Alta Corte di giustizia dell’Andalusia ha annullato la decisione dell’Università di Granada di sospendere collaborazioni e programmi di mobilità con istituzioni accademiche e scientifiche israeliane, giudicando la misura lesiva dei principi di uguaglianza e di non discriminazione. ACOM ha promosso negli ultimi anni diverse azioni legali contro provvedimenti analoghi.

La battaglia riguarda ormai anche la strada. Le proteste contro la partecipazione israeliana alla Vuelta di Spagna del 2025 hanno lasciato dietro di sé procedimenti amministrativi e penali. Ancora questa settimana alcuni degli attivisti coinvolti hanno chiesto l’annullamento delle sanzioni. Nei Paesi Baschi e in Navarra sette persone risultano sottoposte a procedimenti giudiziari, con ipotesi di pene detentive.

Sul futuro pesa soprattutto la fragilità politica di Sánchez. Le elezioni generali sono previste entro il 2027, mentre il governo PSOE-Sumar continua a dipendere dall’appoggio di formazioni regionali catalane e basche. I sondaggi di settembre assegnano al Partido Popular di Alberto Núñez Feijóo un vantaggio sul PSOE, mentre Vox di Santiago Abascal resta decisivo per la costruzione di una possibile maggioranza alternativa.

Un cambio di governo non cancellerebbe le tensioni maturate nella società spagnola dopo il 7 ottobre, né riporterebbe automaticamente le relazioni con Israele agli anni di José María Aznar. Potrebbe però modificare rapidamente la linea diplomatica di Madrid. È su questa possibilità che ACOM invita Israele a tenere aperti i canali con la Spagna. Sánchez ha portato lo scontro con Gerusalemme a livelli senza precedenti nella storia recente dei due Paesi. La Spagna, tuttavia, è più grande del suo governo e le prossime elezioni potrebbero dimostrarlo.