Hamas sta recuperando armi dai propri depositi nella Striscia di Gaza e le sta distribuendo ai suoi uomini per rafforzare il controllo sul territorio. La conferma arriva per la prima volta dall’IDF e fotografa una situazione che si allontana sempre di più dall’obiettivo del disarmo previsto dagli accordi sul cessate il fuoco.
Secondo fonti della sicurezza israeliana, nelle ultime settimane uomini di Hamas hanno cominciato a raggiungere depositi situati nelle aree della Striscia ancora sotto il controllo dell’organizzazione, prelevando fucili d’assalto, altro materiale militare e, in alcuni casi, razzi. Le armi vengono impiegate per pattugliare il territorio, presidiare posizioni e consolidare nuovamente l’autorità di Hamas sulla popolazione.
La risposta israeliana è già cominciata. Martedì, sulla base di informazioni dello Shin Bet, il Comando meridionale dell’IDF ha distrutto tre depositi nei quali erano conservate decine di armi e un pozzo di lancio utilizzato durante la guerra per sparare razzi contro Israele.
’operazione rientra in un’attività che negli ultimi giorni è diventata più intensa. Nell’ultima settimana il Comando meridionale ha effettuato 16 attacchi mirati contro la struttura militare di Hamas, eliminando 14 terroristi, fra i quali cinque comandanti di compagnia e quattro comandanti di plotone.
Il problema, tuttavia, va oltre la quantità di armi che Hamas riesce a recuperare. I servizi di sicurezza israeliani stanno osservando un cambiamento nel comportamento dell’organizzazione, che mostra una disponibilità al confronto con l’IDF mai registrata con questa intensità dall’entrata in vigore del cessate il fuoco.
I primi segnali sono comparsi circa due settimane fa con il lancio di aquiloni dalla Striscia. Sono seguiti episodi più gravi, tra cui colpi sparati verso le forze israeliane schierate lungo la cosiddetta Linea Gialla e l’esplosione di un ordigno contro un mezzo del genio militare nel nord di Gaza. In quest’ultimo caso, avvenuto all’inizio della settimana, non ci sono stati feriti. L’IDF ha definito l’attacco una grave violazione del cessate il fuoco e ha colpito durante la notte infrastrutture di Hamas.
È proprio la successione degli episodi a preoccupare Israele. Recuperare un Kalashnikov da un deposito e affidarlo a un uomo incaricato di sorvegliare una strada può apparire molto diverso dal ricostruire battaglioni e capacità offensive. In realtà, per Hamas le due attività appartengono allo stesso processo. Il controllo armato del territorio è sempre stato una componente essenziale del suo potere a Gaza e consente all’organizzazione di ricostituire gradualmente strutture di comando, reclutamento e sicurezza.
La questione del disarmo torna così al centro del futuro della Striscia. Hamas aveva assunto l’impegno di consegnare le armi nell’ambito degli accordi che hanno portato alla cessazione dei combattimenti. Quanto sta avvenendo sul terreno indica invece che almeno una parte dell’apparato militare è sopravvissuta e che l’organizzazione tenta di preservarlo e rimetterlo in funzione.
Per Israele il dilemma diventa ogni giorno più concreto. Lasciare che questo processo continui significa rischiare di ritrovarsi, con il passare dei mesi, davanti a una Hamas nuovamente capace di esercitare un controllo militare organizzato su Gaza. Intervenire sistematicamente contro depositi, comandanti e infrastrutture aumenta però la possibilità che gli scontri si allarghino e che il cessate il fuoco venga progressivamente svuotato.
Il futuro dell’accordo passerà quindi anche da una verifica molto semplice e molto materiale. Chi possiede le armi a Gaza, chi le distribuisce e chi può usarle. Perché finché Hamas continuerà ad aprire i suoi depositi invece di svuotarli, parlare di disarmo resterà soprattutto un impegno scritto sulla carta.