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Israele. L’Idf elimina un comandante della Nukhba

Colpito a Khan Yunis Yahya Saeed Mohammed Hamdan mentre proseguono le operazioni contro i terroristi che parteciparono all’attacco del 2023 e alla gestione degli ostaggi

Shira Navon

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Israele. L’Idf elimina un comandante della Nukhba

L’esercito israeliano ha annunciato di avere ucciso in un raid aereo nel sud della Striscia di Gaza Yahya Saeed Mohammed Hamdan, indicato come comandante di una cellula della forza d’élite Nukhba di Hamas e tra i partecipanti all’assalto contro la base militare di Re’im durante il massacro del 7 ottobre 2023. Secondo le Forze di difesa israeliane, negli ultimi mesi Hamdan avrebbe continuato a organizzare attività terroristiche e a lavorare per ricostituire le capacità operative del movimento islamista nella parte meridionale della Striscia, rappresentando una minaccia immediata per i reparti israeliani schierati nell’area.

L’operazione si inserisce in una campagna ormai sistematica con cui Israele sta cercando di rintracciare e colpire i militanti direttamente coinvolti negli attacchi del 7 ottobre e coloro che, durante la guerra, hanno assunto ruoli di comando nelle strutture militari di Hamas. L’obiettivo dichiarato dalle autorità israeliane è duplice: impedire che l’organizzazione riesca a ricostruire le proprie capacità offensive e assicurare alla giustizia i responsabili delle stragi e dei sequestri che provocarono la morte di circa 1.200 persone e il rapimento di 251 ostaggi.

Nella stessa settimana le Forze di difesa israeliane hanno reso noto di avere eliminato anche altri comandanti appartenenti a Hamas e alla Jihad islamica palestinese. Tra questi figura Rashid al-Qadhi, responsabile di un settore del sistema di produzione degli armamenti della Jihad islamica, accusato di contribuire alla fabbricazione e alla distribuzione delle armi destinate agli attacchi contro Israele. Nei giorni precedenti erano stati annunciati anche altri raid contro comandanti della Nukhba e dirigenti dell’apparato militare di Hamas, segno di una pressione costante sulle strutture operative delle organizzazioni armate palestinesi.

Fonti palestinesi hanno inoltre riferito che un attacco israeliano avrebbe preso di mira Hazem Qassem, uno dei principali portavoce di Hamas nella Striscia. Secondo queste ricostruzioni Qassem sarebbe sopravvissuto, mentre una persona che si trovava con lui sarebbe rimasta uccisa. Israele non ha confermato ufficialmente questa operazione.

La strategia israeliana si sviluppa in una fase particolarmente delicata del conflitto. Pur controllando vaste porzioni della Striscia, l’esercito ritiene che Hamas mantenga ancora una struttura di comando capace di intimidire la popolazione, reclutare nuovi militanti e tentare di ricostruire infrastrutture militari distrutte nei mesi di combattimenti. Per questo motivo le operazioni di intelligence e gli attacchi mirati continuano anche dopo il ridimensionamento delle grandi offensive terrestri.

Intanto la situazione umanitaria nella Striscia resta gravissima. Centinaia di migliaia di sfollati vivono in campi improvvisati, dipendono dagli aiuti internazionali e affrontano enormi difficoltà nell’accesso ad acqua, cibo e cure mediche. Le organizzazioni umanitarie continuano a denunciare condizioni estremamente precarie, mentre Israele sostiene che Hamas continui a sfruttare la popolazione civile e a utilizzare infrastrutture civili per sostenere le proprie attività militari.

La caccia ai protagonisti del 7 ottobre è destinata quindi a proseguire. Per il governo israeliano l’eliminazione dei responsabili della strage rappresenta una priorità strategica e simbolica, strettamente legata alla sicurezza futura del Paese e alla volontà di impedire che Hamas possa ricostituire la propria capacità di colpire il territorio israeliano.