La campagna elettorale per uno dei seggi più importanti delle elezioni di novembre negli Stati Uniti è entrata improvvisamente in una fase di caos dopo che Graham Platner, candidato democratico al Senato nel Maine, è stato accusato di aver violentato una donna con la quale aveva avuto una relazione. Platner ha respinto ogni addebito definendo le accuse «completamente false», ma ha annunciato la sospensione della campagna e ha spiegato di voler riflettere sul proprio futuro politico, mentre nel suo stesso partito si moltiplicano le richieste di un passo indietro.
L’accusa è stata resa pubblica dalla quarantunenne Jenny Racicot, che ha raccontato di avere frequentato Platner tra il 2019 e il 2021. Secondo il suo resoconto, l’uomo sarebbe entrato senza permesso nella sua abitazione alla fine del 2021 e l’avrebbe costretta ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà. La donna sostiene di avere confidato quanto accaduto già all’epoca a persone a lei vicine e alla propria terapeuta, elementi che sono stati citati dalle testate americane che hanno raccolto la sua testimonianza. Platner nega categoricamente ogni ricostruzione e afferma che non vi sia mai stato alcun comportamento sessuale privo di consenso.
Pur ribadendo la propria innocenza, il candidato ha riconosciuto che la vicenda rischia di compromettere irrimediabilmente la corsa elettorale. In un video diffuso sui social ha spiegato che la sua squadra si prenderà il tempo necessario per valutare «la strada migliore» da seguire, tenendo conto delle conseguenze politiche della denuncia. La legge elettorale del Maine gli consente di ritirarsi entro il 13 luglio, termine oltre il quale il Partito democratico perderebbe la possibilità di sostituirlo sulla scheda elettorale.
La reazione dei vertici democratici è stata rapidissima. Leader nazionali come Chuck Schumer, Elizabeth Warren, Kirsten Gillibrand e il deputato Ro Khanna hanno ritirato il loro sostegno, invitando Platner a lasciare la candidatura. Anche il Democratic Senatorial Campaign Committee ha fatto sapere che interromperà ogni finanziamento alla campagna finché il candidato resterà in corsa, una presa di posizione che testimonia quanto il partito consideri ormai la situazione politicamente insostenibile.
La vicenda assume un peso ancora maggiore perché Platner era già una figura profondamente divisiva. Ex marine e allevatore di ostriche, aveva conquistato la nomination democratica con una campagna populista, presentandosi come l’alternativa all’establishment del partito. Negli ultimi mesi, però, il suo percorso era stato accompagnato da una lunga serie di polemiche, dai messaggi sessualmente espliciti inviati a diverse donne durante il matrimonio alle accuse di comportamenti aggressivi nelle relazioni personali, fino alle discussioni suscitate da un tatuaggio associato a simbologie naziste, successivamente modificato.
Sul fronte della politica estera, Platner aveva attirato ulteriori critiche per alcune vecchie dichiarazioni riguardanti Israele e Hamas, riesumate durante la campagna elettorale e considerate incompatibili con la sensibilità di una parte significativa dell’elettorato democratico. Anche questi episodi avevano alimentato dubbi sulla sua candidatura, senza però impedirgli di imporsi nelle primarie.
Adesso lo scenario è radicalmente cambiato. Il Maine rappresenta uno degli Stati decisivi per l’equilibrio del Senato e i democratici speravano di contendere il seggio alla senatrice repubblicana Susan Collins, considerata vulnerabile dopo molti anni a Washington. Se Platner dovesse ritirarsi nei tempi previsti, il partito potrebbe ancora indicare un nuovo candidato. Se invece decidesse di restare, la competizione rischierebbe di trasformarsi in un boomerang per i democratici proprio in uno degli Stati dove le possibilità di vittoria apparivano più concrete.
Nelle ultime ore l’isolamento politico del candidato si è ulteriormente aggravato. Anche Bernie Sanders, che nelle primarie aveva sostenuto la sua candidatura, gli ha chiesto pubblicamente di fare un passo indietro. Intanto, all’interno del Partito democratico del Maine è già iniziata la ricerca di un possibile sostituto nel caso in cui Platner si ritiri entro il 13 luglio, con diversi nomi che circolano come possibili candidati.
Sul piano giudiziario, al momento, non risultano incriminazioni né altri sviluppi formali: le accuse restano da accertare e Platner continua a proclamarsi innocente. Sul piano politico, invece, il verdetto sembra essersi già formato. Nel giro di poche ore, un candidato che aveva costruito la propria immagine come simbolo del rinnovamento si è ritrovato isolato dagli stessi dirigenti che, fino a ieri, ne sostenevano la corsa verso il Senato.