Milioni di tifosi entrano negli stadi del Mondiale 2026 e acquistano bottiglie, lattine, confezioni di snack o gadget che sembrano semplici prodotti promozionali. In realtà una parte importante di quella rivoluzione industriale porta la firma di Israele. Dietro molte delle campagne che accompagnano la Coppa del Mondo c’è infatti la tecnologia sviluppata da HP Indigo, azienda con il proprio centro di ricerca e sviluppo a Ness Ziona, diventata il punto di riferimento mondiale della stampa digitale industriale.
Il calcio rappresenta soltanto la vetrina più spettacolare di un cambiamento che coinvolge ormai l’intero settore del packaging. Le grandi multinazionali cercano prodotti sempre più personalizzati, realizzati in tempi rapidissimi e capaci di trasformare ogni confezione in un’esperienza diversa. Il Mondiale offre il palcoscenico ideale perché ogni partita, ogni nazionale e ogni campione possono diventare un’edizione speciale destinata a milioni di consumatori.
L’esempio più evidente arriva dalla campagna lanciata da Coca-Cola insieme a Panini. Oltre un miliardo di bottiglie distribuite nei mercati coinvolti nasconde sotto l’etichetta un adesivo collezionabile dedicato ai protagonisti della competizione, trasformando ogni acquisto in una sorta di figurina da aggiungere all’album ufficiale. Anche Budweiser ha puntato su una serie di lattine celebrative ispirate ai Mondiali degli ultimi quarant’anni, mentre Lay’s ha realizzato confezioni dedicate alle nazionali partecipanti con grafiche differenti per ciascun Paese. Operazioni di questo genere sarebbero state economicamente molto più complesse con le tradizionali tecnologie di stampa.
Il motivo è semplice. La stampa offset, che domina ancora una parte dell’industria grafica, richiede la preparazione di matrici e risulta conveniente soprattutto quando bisogna produrre milioni di copie identiche. La tecnologia sviluppata da HP Indigo utilizza invece il sistema ElectroInk, ideato dal fondatore Benny Landa, e consente di stampare direttamente da un file digitale, modificando ogni singolo esemplare senza rallentare la produzione. Significa poter realizzare confezioni una diversa dall’altra, campagne limitate, serie numerate o prodotti adattati a un determinato evento sportivo quasi in tempo reale.
L’azienda israeliana occupa oggi una posizione dominante nel settore. Secondo i dati diffusi dalla società, nel mondo sono installate circa 7.500 macchine HP Indigo e la quota di mercato nella stampa digitale industriale supera i due terzi del totale, mentre nel comparto degli imballaggi flessibili raggiunge percentuali ancora più elevate. Il principale stabilimento produttivo si trova a Kiryat Gat, mentre il cuore della ricerca continua a operare a Ness Ziona, dove vengono sviluppate le tecnologie destinate ai mercati internazionali.
La storia di HP Indigo coincide con una delle vicende più significative dell’innovazione israeliana. Fondata da Benny Landa nel 1977, l’azienda attraversò anni difficili dopo la quotazione al Nasdaq, quando il mercato impiegò più tempo del previsto ad adottare la nuova tecnologia. La svolta arrivò nel 2001, con l’acquisizione da parte di HP, che mantenne in Israele ricerca, sviluppo e gran parte della produzione, trasformando Indigo nella propria divisione dedicata alla stampa industriale.
Oggi l’azienda impiega oltre duemila persone in Israele e rappresenta un tassello importante dell’export tecnologico del Paese. Durante la guerra iniziata il 7 ottobre 2023, come ha raccontato l’amministratore delegato Noam Zilberstein, la scelta fu quella di garantire comunque la continuità produttiva, rassicurando clienti e partner internazionali. Una decisione che ha contribuito a consolidare la reputazione dell’azienda anche in una fase estremamente complessa.
Il prossimo salto tecnologico è già iniziato. L’intelligenza artificiale sta entrando nei processi di progettazione, gestione delle macchine e controllo della qualità, riducendo tempi e costi e rendendo possibile una personalizzazione ancora più spinta. Per chi segue il Mondiale tutto questo rimane invisibile, nascosto dietro un’etichetta colorata o una lattina celebrativa. Per l’industria globale, invece, rappresenta la conferma che una delle innovazioni più influenti degli ultimi decenni continua a parlare israeliano.