Le ondate di calore che stanno investendo l’Europa stanno cambiando anche il modo di pensare l’allevamento, perché quando le temperature salgono in modo persistente le mucche e le capre producono meno latte, si riproducono con maggiore difficoltà e si ammalano più facilmente. È da questa emergenza che nasce l’interesse crescente di ricercatori e allevatori europei per un progetto che da anni viene portato avanti nel deserto israeliano dell’Aravà, dove un’azienda agricola sta selezionando capre capaci di continuare a produrre latte anche nelle condizioni climatiche più estreme.
Il progetto si sviluppa presso Meshek Afaim, l’azienda agricola situata nel moshav Idan, uno dei luoghi più caldi d’Israele, ed è guidato da Eitan Bar Ness, fondatore della società CANAAN, che collabora con gli scienziati del Volcani Institute, il principale centro di ricerca agricola del Paese. L’obiettivo non consiste nel modificare geneticamente gli animali, bensì nell’accelerare un processo di selezione naturale attraverso l’incrocio mirato degli esemplari che dimostrano maggiore capacità di adattamento alle alte temperature.
Nell’allevamento vengono osservate due razze europee ad alta produzione lattiera, l’Alpina francese e la Murciano-Granadina, originaria della Spagna. Quando questi animali affrontano il clima dell’Aravà emergono differenze profonde. Alcune capre soffrono il caldo fino a ridurre drasticamente la produzione di latte o addirittura a non sopravvivere, mentre altre riescono a mantenere elevati livelli produttivi, restano fertili e conservano un buono stato di salute anche durante le estati più torride.
Per comprendere da dove derivi questa resistenza, gli allevatori raccolgono dati da ogni mungitura, due volte al giorno, seguendo ogni animale per anni e registrandone con precisione la genealogia. In questo modo è possibile individuare quali caratteristiche vengano trasmesse ai discendenti e orientare gli accoppiamenti verso gli esemplari più resilienti. Un lavoro lungo e paziente che riproduce i meccanismi dell’evoluzione naturale, comprimendone però i tempi grazie alle conoscenze della genetica moderna.
Uno degli strumenti più preziosi del progetto è una banca genetica composta da oltre duecento campioni appartenenti a capre e pecore autoctone della Terra d’Israele, animali che si sono adattati nell’arco di secoli, se non di millenni, a convivere con scarsità d’acqua, siccità e temperature elevate. Oggi quel patrimonio genetico suscita un interesse crescente da parte di università, centri di ricerca e operatori agricoli internazionali, perché potrebbe contenere caratteristiche decisive per affrontare il riscaldamento globale.
«Se una capra riesce a mantenere un’elevata produzione di latte, a riprodursi regolarmente e a restare sana nonostante il caldo estremo, vogliamo capire quale sia il fattore che le conferisce questo vantaggio e se sia possibile trasmetterlo alle generazioni successive», spiega Bar Ness. Per questo motivo, aggiunge, la banca genetica rappresenta una risorsa strategica. Mentre molti Paesi europei stanno sperimentando condizioni climatiche alle quali non erano preparati, gli animali allevati da secoli in Medio Oriente possiedono già caratteristiche che potrebbero rivelarsi fondamentali per il futuro dell’allevamento.
Negli ultimi anni diversi tentativi di esportare bovini e caprini europei in aree molto calde dell’Africa hanno mostrato quanto sia difficile trasferire animali selezionati per climi temperati in ambienti completamente diversi. L’adattamento richiede infatti diverse generazioni, mentre il cambiamento climatico procede con una rapidità che costringe il settore agricolo a trovare soluzioni molto più velocemente.
Le conseguenze economiche del riscaldamento globale sugli allevamenti sono già evidenti. Secondo la FAO e numerose ricerche scientifiche pubblicate negli ultimi anni, lo stress da calore riduce la produzione di latte, compromette la fertilità degli animali e aumenta la mortalità, con perdite che rischiano di diventare sempre più pesanti soprattutto nell’Europa meridionale, dove le estati stanno raggiungendo livelli di temperatura senza precedenti.
Per Bar Ness la domanda che guiderà l’allevamento del futuro è ormai cambiata. Fino a pochi anni fa gli allevatori cercavano soprattutto animali più produttivi; oggi devono chiedersi quale tipo di gregge sarà in grado di prosperare tra venti o trent’anni. Le richieste che riceve da diversi Paesi confermano che questa riflessione è già iniziata e che il patrimonio genetico sviluppato in Israele viene osservato con crescente attenzione.
In un mondo che continua a scaldarsi, l’esperienza maturata in una delle regioni più aride d’Israele potrebbe trasformarsi in un modello osservato ben oltre i confini del Medio Oriente. Le capre allevate nell’Aravà raccontano come una risposta concreta alla crisi climatica possa nascere dall’incontro tra selezione genetica, ricerca scientifica e conoscenza di un territorio che da sempre convive con condizioni ambientali estreme.