Diciassette anni di gelo diplomatico potrebbero avere trovato la loro prima vera crepa sotto le macerie del devastante terremoto che ha colpito il Venezuela. La presidente ad interim Delcy Rodríguez, intervenendo in conferenza stampa per fare il punto sulla tragedia, ha rivolto un ringraziamento pubblico a Israele per la squadra di specialisti arrivata nel Paese sudamericano, segnando un gesto che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato impensabile e che viene già interpretato come il possibile inizio di una nuova fase nei rapporti fra Caracas e Gerusalemme.
Rodríguez ha sottolineato che il Venezuela ha ricevuto «un gruppo altamente professionale e qualificato proveniente da Israele», arrivato grazie ai contatti sviluppati attraverso la comunità ebraica venezuelana. Rivolgendosi pubblicamente al rabbino capo del Venezuela, Yitzhak Cohen, lo ha ringraziato per avere favorito il coordinamento con il governo israeliano, spiegando che gli esperti sono già impegnati nell’applicazione dei protocolli per la ricerca dei superstiti e nella valutazione della stabilità degli edifici danneggiati. Secondo la presidente ad interim, si tratta di specialisti capaci di individuare la presenza di persone ancora vive sotto le macerie oppure di localizzare le vittime prima dell’avvio della ricostruzione delle infrastrutture. «Spero che potremo continuare a collaborare anche nella fase della ricostruzione», ha aggiunto.
La missione israeliana è composta da ventotto persone, tra ufficiali del Comando del Fronte Interno delle Forze di difesa israeliane, ingegneri strutturisti, funzionari del ministero degli Esteri ed esperti della Rahel, l’Autorità nazionale israeliana per le emergenze. A guidarla è il capo di stato maggiore del Comando del Fronte Interno, generale di brigata Elad Edri, mentre il coordinamento diplomatico è affidato a Yoed Magen, ambasciatore designato in Messico e responsabile del dossier Venezuela presso il ministero degli Esteri israeliano. L’obiettivo immediato consiste nell’assistere le autorità venezuelane nella ricerca dei dispersi e nella valutazione degli edifici gravemente compromessi dal sisma.
Il terremoto, il più violento registrato nel Paese da oltre un secolo, continua intanto a presentare un bilancio drammatico. Le autorità venezuelane parlano di oltre duemila morti accertati, migliaia di feriti e decine di migliaia di persone disperse, mentre le operazioni di soccorso proseguono soprattutto nello Stato di La Guaira, l’area maggiormente devastata dalle due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 che hanno colpito il Paese a distanza di appena quaranta secondi l’una dall’altra. Proprio nelle ultime ore i soccorritori sono riusciti a estrarre vivo un uomo rimasto intrappolato sotto le macerie per otto giorni, alimentando la speranza di trovare altri superstiti nonostante il tempo trascorso.
L’aspetto umanitario si intreccia però con quello politico. Le relazioni diplomatiche tra Israele e Venezuela sono interrotte dal gennaio 2009, quando Hugo Chávez decise di espellere l’ambasciatore israeliano durante l’operazione Piombo Fuso, inaugurando una stagione di aperta ostilità proseguita sotto Nicolás Maduro. Delcy Rodríguez, per anni una delle figure più influenti del precedente regime, è diventata presidente ad interim dopo la cattura di Maduro da parte delle autorità statunitensi all’inizio di quest’anno e ha avviato una graduale collaborazione con Washington. In questo nuovo contesto politico, diversi osservatori ritengono possibile anche un riavvicinamento con Israele.
Un primo segnale concreto era arrivato già con la telefonata fra il ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil e Yoed Magen, il primo contatto ufficiale di alto livello tra i due governi dopo molti anni. L’invio della missione di soccorso ha poi trasformato quel dialogo in una collaborazione sul campo e le parole pronunciate da Delcy Rodríguez rappresentano il riconoscimento pubblico più esplicito rivolto da un leader venezuelano a Israele dalla rottura delle relazioni diplomatiche.
Il rabbino capo Yitzhak Cohen, che secondo indiscrezioni sarebbe fra i nomi presi in considerazione qualora il Venezuela decidesse di nominare un ambasciatore in Israele dopo il ripristino delle relazioni diplomatiche, definisce l’arrivo della missione «il primo passo» verso una normalizzazione. La riapertura delle ambasciate resta, almeno per il momento, un’ipotesi, ma il valore politico di questa collaborazione umanitaria è evidente. In diplomazia, spesso, i grandi cambiamenti cominciano con un gesto concreto di solidarietà, e la mano tesa da Israele al Venezuela potrebbe avere aperto una strada rimasta chiusa per quasi due decenni.