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Gli Stati Uniti colpiscono il cuore finanziario di Hezbollah: sanzionata la rete che alimenta il Partito di Dio

Il Dipartimento del Tesoro americano prende di mira dirigenti, società e istituti collegati a Hezbollah per soffocarne il sistema economico. Nel mirino anche i canali del riciclaggio internazionale e i flussi finanziari che attraversano l’Europa.

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
Gli Stati Uniti colpiscono il cuore finanziario di Hezbollah: sanzionata la rete che alimenta il Partito di Dio

Il contrasto alle reti di finanziamento del terrorismo ha registrato una svolta cruciale con la decisione del Dipartimento del Tesoro statunitense di imporre severe sanzioni a cinque entità e a sedici membri chiave di Hezbollah. L’operazione si inserisce in un quadro internazionale coordinato e mira a soffocare le capacità economiche del Partito di Dio, con l’obiettivo di preservare la stabilità regionale, la sicurezza internazionale e la trasparenza del commercio globale.

Gli individui e le società colpiti erano in gran parte già noti ai programmi di sorveglianza, ma quest’ultima operazione d’intelligence stringe ulteriormente il cerchio intorno a un sofisticato sistema finanziario parallelo.

Al centro del provvedimento figurano Al-Qard Al-Hassan e Bayt Al-Mal, due pilastri che operano come veri e propri polmoni finanziari dell’organizzazione. Sebbene Al-Qard Al-Hassan si presenti ufficialmente come un’organizzazione non governativa dedita al microcredito e alla beneficenza, le autorità statunitensi sostengono di aver dimostrato che l’associazione utilizza conti bancari cifrati, società di comodo e intermediari compiacenti per raccogliere e trasferire fondi illeciti. Parallelamente, Bayt Al-Mal viene descritta come la tesoreria non ufficiale del Partito di Dio, un braccio finanziario e d’investimento che movimenta capitali aggirando i normali canali regolamentati.

L’elenco dei sanzionati colpisce direttamente i vertici operativi della struttura, a partire da Ibrahim Ali Daher, capo dell’Unità finanziaria centrale di Hezbollah, affiancato da Adel Mohammed Mansour, direttore esecutivo di Al-Qard Al-Hassan, e dal direttore finanziario Ahmed Mohammed Yazbek. La lista comprende dirigenti strategici e operatori della rete come Samer Hassan Fawaz, Ali Mohammed Karneeb, Abbas Hassan Gharib, Mustafa Habib Harb, Izzat Youssef Akar, Hassan Shahada Othman, Nima Ahmed Jamil, Issa Hussein Qasir, Ali Ahmed Kreisht, Nasser Hassan Nasr, Waheed Mahmoud Sbeiti, Mohammed Suleiman Badir e Imad Mohammed Bazzi.

Per garantire l’efficacia del proprio schermo protettivo, la rete si appoggiava a imprese di servizi professionali fittiziamente indipendenti. Sono state infatti sanzionate diverse società collegate al network, tra cui Al-Khubaraa for Accounting, Auditing and Studies, Tasheelat SAL e Auditors for Accounting and Auditing. Secondo il ministero del Tesoro, queste società fornivano consulenza finanziaria, contabilità fraudolenta e linee di credito essenziali per ripulire i flussi di denaro e proteggere le attività di Al-Qard Al-Hassan, Bayt Al-Mal e dell’Unità finanziaria centrale.

Lo scorso maggio, il Centro austriaco per la documentazione sull’estremismo politico a sfondo religioso ha pubblicato un dettagliato rapporto firmato da Lina Khatib e Anrike Visser, nel quale si conferma che questa rete non dipende soltanto dall’Iran, ma ricava almeno il 30 per cento delle proprie risorse da attività criminali globali, tra cui il narcotraffico in collaborazione con i cartelli sudamericani.

Attraverso il cosiddetto Cedar Network, i proventi del traffico di cocaina vengono riciclati in Europa acquistando beni di lusso e automobili oppure sfruttando le opacità dei mercati dell’arte e dei diamanti, come dimostrano le indagini su intermediari chiave attivi tra il Libano e il Belgio.

Il network sfrutta la frammentazione normativa europea per infiltrarsi nei canali commerciali leciti, mescolando denaro sporco e false donazioni all’interno di un complesso ecosistema di società di facciata che operano in Germania, Austria, Regno Unito e Francia.

L’impatto di questo provvedimento si estende inevitabilmente anche alle piazze finanziarie europee e italiane. I sistemi di controllo antiriciclaggio e le procedure KYC delle banche sono stati immediatamente allertati per intercettare i flussi finanziari diretti in Libano, congelare eventuali transazioni riconducibili a queste società di facciata e garantire la piena conformità alle direttive internazionali.