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Mediterraneo orientale, la sfida della Turchia preoccupa Israele e riapre il fronte del confronto regionale

Ankara aumenta la pressione militare su Grecia e Cipro, ostacola i progetti energetici con Israele e alimenta una crisi che rischia di cambiare gli equilibri nel Mediterraneo

Alessandro Carmi

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Mediterraneo orientale, la sfida della Turchia preoccupa Israele e riapre il fronte del confronto regionale

Il Mediterraneo orientale sta tornando a essere uno dei punti più delicati della geopolitica internazionale e, mentre la guerra in Medio Oriente continua a influenzare gli equilibri dell’intera regione, anche il confronto fra Turchia, Israele, Grecia e Cipro si sta facendo sempre più serrato. Gli ultimi episodi avvenuti in mare e nello spazio aereo cipriota hanno spinto Israele a seguire con crescente attenzione le mosse di Ankara, nella convinzione che la competizione non riguardi soltanto la sicurezza militare, ma anche il controllo delle future rotte energetiche e delle infrastrutture strategiche che dovranno collegare il Levante all’Europa.

Il segnale più evidente è arrivato all’inizio di giugno, quando quattro unità della marina turca si sono avvicinate a una corvetta israeliana impegnata in un’esercitazione con le flotte di Grecia e Cipro. Diversi osservatori hanno definito l’episodio senza precedenti, perché conferma una disponibilità sempre maggiore della Turchia a ricorrere a dimostrazioni di forza per contestare la crescente cooperazione fra i tre Paesi.

L’incidente si inserisce in un quadro già molto teso, nato dopo la firma, alla fine del 2025, del piano di cooperazione militare fra Israele, Grecia e Cipro, che prevede esercitazioni congiunte, coordinamento strategico e un rafforzamento della sicurezza marittima nel Mediterraneo orientale.
Anche Cipro denuncia un aumento delle pressioni. Le autorità di Nicosia sostengono che la Turchia abbia interferito con le comunicazioni aeree durante la visita dei ministri della Difesa di Grecia e Francia, facendo inoltre decollare propri caccia nelle vicinanze dell’aereo che li trasportava. Nei giorni successivi il governo cipriota si è rivolto alle Nazioni Unite, documentando oltre cinquecento violazioni della propria sovranità aerea e marittima, comprese attività attribuite a droni e sommergibili turchi.

Per Israele la questione presenta un rilievo particolare. I rapporti diplomatici con Ankara non sono stati interrotti, tuttavia la crescente aggressività del presidente Recep Tayyip Erdogan nei confronti dello Stato ebraico ha ormai trasformato la Turchia in uno dei principali fattori di instabilità percepiti dall’establishment della sicurezza israeliana. All’interno degli apparati di difesa si discute se adottare un linguaggio più duro nei confronti di Ankara oppure mantenere aperti i canali diplomatici, evitando una rottura definitiva.

Dietro il confronto militare emerge però una partita ancora più ampia. Ankara contesta apertamente il Great Sea Interconnector, il cavo elettrico sottomarino destinato a collegare Israele, Cipro e Grecia alla rete energetica europea, un’infrastruttura considerata strategica sia dall’Unione europea sia dal formato di cooperazione “3+1”, che coinvolge anche gli Stati Uniti. La leadership turca ritiene che il progetto riduca la propria influenza nel Mediterraneo orientale e sta valutando nuove norme sulle rivendicazioni marittime nel Mar Egeo che potrebbero complicarne la realizzazione.

La competizione riguarda quindi energia, sicurezza e influenza politica in una delle aree più sensibili del pianeta. Israele, Grecia e Cipro stanno consolidando una collaborazione costruita nel corso dell’ultimo decennio, mentre la Turchia rivendica un ruolo dominante nelle acque che considera parte della propria sfera di interesse strategico. In questo scenario ogni esercitazione navale, ogni sorvolo contestato e ogni nuova infrastruttura assumono un valore che va ben oltre il singolo episodio, perché contribuiscono a definire il futuro equilibrio del Mediterraneo orientale, uno spazio dove interessi militari, approvvigionamenti energetici e rapporti fra alleati occidentali continuano a intrecciarsi in modo sempre più complesso.