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Gaza. Onu conferma: Hamas blocca i malati per le cure

I pazienti diretti in un Paese terzo sono rimasti fermi per oltre un’ora a un checkpoint dell’organizzazione terroristica mentre anche l’Onu ha condannato l’episodio

Rosa Davanzo

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Gaza. Onu conferma: Hamas blocca i malati per le cure

Oltre cento abitanti della Striscia di Gaza avevano finalmente ottenuto il permesso di lasciare il territorio per raggiungere un Paese terzo e ricevere cure mediche che a Gaza, devastata dalla guerra, risultano impossibili o gravemente compromesse. Il viaggio, però, si è trasformato in un’altra prova di sopravvivenza quando un posto di blocco allestito da Hamas ha fermato il convoglio per più di un’ora, ritardando il trasferimento di pazienti che avevano già superato tutte le procedure di autorizzazione predisposte dalle autorità israeliane.

A renderlo noto è stato il Coordinamento delle attività del governo israeliano nei Territori (COGAT), secondo cui il passaggio era stato organizzato attraverso il valico di Kerem Shalom e riguardava persone dirette verso strutture sanitarie di Paesi terzi. L’episodio, ha sottolineato l’organismo israeliano, è stato condannato anche dalle Nazioni Unite, che hanno denunciato il ritardo imposto ai malati durante un’operazione esclusivamente umanitaria.

La vicenda richiama ancora una volta l’attenzione su un aspetto della guerra che raramente trova spazio nel dibattito internazionale. Mentre le accuse contro Israele occupano quotidianamente il centro della scena, le difficoltà create da Hamas agli stessi civili palestinesi finiscono spesso in secondo piano, anche quando riguardano l’accesso alle cure mediche. Il controllo esercitato dall’organizzazione sulla popolazione della Striscia continua infatti a incidere direttamente sulla libertà di movimento dei residenti, persino nei casi in cui sono coinvolti bambini, malati oncologici o pazienti che necessitano di interventi salvavita.

Secondo i dati diffusi da COGAT, dall’inizio della guerra Israele ha consentito l’uscita dalla Striscia di circa 50 mila persone dirette verso altri Paesi, nella grande maggioranza dei casi pazienti e loro accompagnatori. Si tratta di trasferimenti coordinati con organizzazioni internazionali e governi stranieri, attraverso un complesso sistema di autorizzazioni e controlli di sicurezza che coinvolge diversi attori umanitari.

Anche dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, il valico di Rafah ha continuato a funzionare per i movimenti autorizzati. Sempre secondo le autorità israeliane, dall’inizio della tregua circa 4.100 persone sono entrate nella Striscia, mentre oltre 4.400 l’hanno lasciata, soprattutto per motivi sanitari o umanitari.

L’episodio di Kerem Shalom assume un valore che va oltre il singolo ritardo. Chi aspettava di attraversare il confine aveva già affrontato mesi di guerra, bombardamenti e la scarsità di medicinali che affligge il sistema sanitario di Gaza. Ogni ora persa può avere conseguenze concrete quando si parla di terapie oncologiche, interventi chirurgici complessi o trattamenti specialistici disponibili soltanto all’estero.

La denuncia israeliana mette inoltre in evidenza una contraddizione destinata ad alimentare nuove polemiche. Da una parte Israele continua a sostenere di facilitare, quando le condizioni di sicurezza lo consentono, l’evacuazione dei civili bisognosi di cure; dall’altra accusa Hamas di utilizzare il controllo del territorio anche per ostacolare operazioni umanitarie rivolte alla stessa popolazione palestinese. Una dinamica che restituisce l’immagine di una Striscia nella quale la sofferenza dei civili resta ostaggio dei terroristi.