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7 ottobre. In un video minuto per minuto il massacro di Hamas

Le testimonianze dei sopravvissuti ai kibbutz del confine con Gaza e al festival Nova diventano un documento storico che restituisce l’orrore vissuto il 7 ottobre 2023

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
7 ottobre. In un video minuto per minuto il massacro di Hamas

Alle 10.01 del mattino, subito dopo il minuto di silenzio osservato in tutto Israele per ricordare i mille giorni trascorsi dal massacro del 7 ottobre, è stato diffuso un filmato di otto minuti che ricostruisce, istante dopo istante, l’attacco di Hamas attraverso le parole di chi è riuscito a salvarsi. L’iniziativa, promossa dall’October Council insieme al progetto Testimony 710, raccoglie le voci dei sopravvissuti dei kibbutz al confine con la Striscia di Gaza e del festival Nova, trasformando i loro ricordi in un documento destinato a custodire una memoria che, per gli israeliani, resta ancora dolorosamente presente.

Il video segue l’ordine cronologico degli eventi, accompagnando lo spettatore dall’alba del 7 ottobre fino all’arrivo dei soldati delle Forze di difesa israeliane. Ogni testimonianza si inserisce nella precedente e costruisce un racconto corale che restituisce il senso di quelle ore meglio di qualsiasi cronaca. Il tempo diventa il filo conduttore di una giornata nella quale ogni minuto ha segnato il destino di centinaia di persone.

«Tutto è cominciato alle 6.30 con una pioggia di sirene», ricorda Karin Kleinberg, residente a Sderot. Pochi istanti dopo, Sharon Weisberg, che si trovava al festival Nova, racconta il momento in cui la musica si è interrotta e il deejay ha invitato tutti a sdraiarsi a terra. All’inizio molti pensavano all’ennesimo lancio di razzi provenienti da Gaza. Nessuno immaginava che centinaia di terroristi avessero già oltrepassato il confine e stessero assaltando comunità civili, basi militari e il grande raduno musicale nel deserto.

Con il passare dei minuti le testimonianze descrivono l’irruzione dei terroristi nei kibbutz, le famiglie barricate nelle stanze di sicurezza, le telefonate disperate ai soccorsi e l’angoscia di comprendere che gli aiuti tardavano ad arrivare. «Abbiamo capito che non c’era l’esercito», racconta uno dei sopravvissuti, sintetizzando una delle sensazioni più traumatiche di quella giornata, quando molte comunità rimasero isolate per ore mentre gli assalitori continuavano a uccidere, incendiare abitazioni e rapire civili.

La parte più intensa del film è affidata ai ricordi familiari. Una donna del kibbutz Holit racconta di avere stretto i figli fra le braccia convinta che sarebbe stato il loro ultimo abbraccio. Un’altra sopravvissuta ricorda il momento in cui il figlio è rientrato dicendole che il padre era stato ucciso e lei ha dovuto aggiungere che anche la nonna aveva perso la vita. Sono parole pronunciate con una sobrietà che rende ancora più evidente il peso di quanto accaduto.

Il racconto si conclude con l’arrivo dei soldati israeliani e con l’evacuazione dei superstiti. Una residente di Kissufim ricorda la voce che finalmente annunciava: «Aprite, è Tsahal». Altri descrivono il cammino attraverso kibbutz devastati, costellati di cadaveri, oppure le ambulanze costrette a procedere fra i resti dell’attacco mentre cercavano di raggiungere i feriti.

Il progetto Testimony 710 è nato subito dopo il 7 ottobre con l’obiettivo di raccogliere e conservare migliaia di testimonianze dirette dei sopravvissuti, dei soccorritori e dei familiari delle vittime, affinché il patrimonio di memoria prodotto da quella giornata venga preservato per le generazioni future. L’October Council sottolinea che il filmato diffuso in occasione dei mille giorni non rappresenta una semplice commemorazione, bensì una testimonianza viva affidata a chi ha visto, combattuto, nascosto i propri figli, perso persone amate ed è riuscito a sopravvivere.

A mille giorni dal più grave massacro di ebrei dalla fine della Shoah, quelle voci ricordano che il 7 ottobre non appartiene ancora alla storia. Continua a vivere nella memoria dei sopravvissuti, nel dolore delle famiglie degli ostaggi e delle vittime, e nell’identità di un Paese che da quella mattina ha visto cambiare per sempre la propria percezione della sicurezza e del futuro.