Hamas sta cercando di ricostruire la propria struttura nella Striscia di Gaza, approfittando delle difficoltà economiche della popolazione e del progressivo adattamento del territorio a quasi tre anni di guerra. È la valutazione dell’establishment della sicurezza israeliana, secondo cui il movimento islamista ha avviato una fase di riorganizzazione sia sul piano militare sia su quello amministrativo, pur restando molto lontano dalla capacità operativa che possedeva prima del massacro del 7 ottobre 2023.
Secondo le informazioni raccolte da Tsahal, negli ultimi giorni Hamas avrebbe ripreso a pagare gli stipendi ai propri funzionari attraverso bonifici bancari, con importi che superano in media i mille dollari mensili. Il ripristino dei salari viene interpretato dai servizi di sicurezza come un tentativo di ristabilire un minimo di funzionamento dell’apparato civile dell’organizzazione e di consolidarne nuovamente l’autorità nei territori ancora sotto la sua influenza.
Parallelamente, l’intelligence israeliana segnala una nuova campagna di reclutamento. In una Gaza devastata dalla guerra, dove la crisi economica continua ad aggravarsi e gran parte della popolazione vive senza un reddito stabile, Hamas farebbe leva soprattutto sugli incentivi economici più che sulla propaganda ideologica. Il denaro rappresenterebbe oggi uno degli strumenti principali utilizzati per attirare nuovi militanti e ricostituire le proprie file dopo le pesanti perdite subite negli ultimi mesi.
L’organizzazione, sempre secondo Tsahal, sta cercando anche di ricostruire il proprio arsenale. I tentativi di introdurre armi e materiali nella Striscia sarebbero aumentati, anche se le difficoltà logistiche rimangono considerevoli. Gli apparati israeliani sottolineano che Hamas non dispone più delle scorte accumulate prima del 7 ottobre e che una parte dei suoi combattenti continua a operare senza un’arma individuale, elemento che testimonia l’efficacia delle operazioni militari condotte dall’esercito israeliano contro le infrastrutture del gruppo.
Accanto alla dimensione militare emerge anche quella del controllo del territorio. Secondo le autorità israeliane, uomini di Hamas sono tornati a presidiare mercati e punti di snodo della Striscia, installando posti di blocco soprattutto nel nord di Gaza e lungo gli assi che conducono verso il valico di Rafah. Sarebbero stati inoltre registrati tentativi di impedire ad alcuni abitanti di lasciare determinate aree, segnale della volontà dell’organizzazione di riaffermare il proprio potere anche attraverso il controllo diretto della popolazione.
Di fronte a questi sviluppi, Israele ha deciso di mantenere alta la pressione militare. Shin Bet e Tsahal proseguono infatti la campagna di eliminazioni mirate contro i quadri di Hamas e della Jihad islamica palestinese. Secondo i dati diffusi dall’esercito, dal 28 febbraio sono stati uccisi oltre 250 terroristi, compresi due comandanti che, secondo l’intelligence, stavano preparando nuovi attacchi contro le forze israeliane.
Particolare attenzione viene riservata anche ai valichi di frontiera. Le autorità israeliane hanno rafforzato i controlli al passaggio di Kerem Shalom per impedire l’ingresso nella Striscia di materiali che potrebbero rafforzare le capacità operative dell’organizzazione. Oltre alle armi, i controlli riguardano sigarette, apparecchiature elettroniche, telefoni cellulari, schede SIM e altri dispositivi che potrebbero essere utilizzati dalle strutture di Hamas per ristabilire le comunicazioni e sostenere la propria rete logistica.
Il quadro delineato dai servizi di sicurezza israeliani descrive dunque un’organizzazione duramente colpita, che conserva tuttavia una significativa capacità di adattamento. Pur privata di gran parte della propria forza militare e delle infrastrutture costruite negli anni precedenti al 7 ottobre, Hamas continua a cercare spazi per ricostruire il proprio apparato, sfruttando le enormi difficoltà sociali ed economiche di Gaza e costringendo Israele a proseguire un’azione militare che, secondo le autorità dello Stato ebraico, resta indispensabile per impedire che il gruppo terroristico possa tornare ai livelli operativi raggiunti prima dell’attacco del 2023.