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UNESCO. UN Watch, terroristi trasformati in giornalisti

L’organizzazione chiede la correzione dei comunicati ufficiali e un’inchiesta indipendente dopo l’identificazione di sette uomini come membri di Hamas o della Jihad islamica palestinese

Rosa Davanzo

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UNESCO. UN Watch, terroristi trasformati in giornalisti

L’UNESCO è finita al centro di una dura contestazione da parte di UN Watch, l’organizzazione non governativa con sede a Ginevra che monitora l’attività delle Nazioni Unite. Secondo un nuovo dossier diffuso dall’ONG, l’agenzia dell’ONU avrebbe inserito fra i giornalisti uccisi nella Striscia di Gaza almeno sette persone che, in seguito, sarebbero state identificate come appartenenti alle organizzazioni terroristiche Hamas o Jihad islamica palestinese.

L’accusa riguarda Mohammed Abu Armaneh, Anas al-Sharif, Mohammed Washah, Hamza al-Dahdouh, Mustafa Thuraya, Mohammed Jarghoun e Mohammed Nasser Abu Huwaidi. Secondo UN Watch, quando queste persone morirono durante la guerra, l’UNESCO pubblicò comunicati ufficiali di condanna qualificandole come operatori dell’informazione. Successivamente, sostiene l’organizzazione, gli stessi Hamas, la Jihad islamica palestinese oppure le Forze di difesa israeliane le avrebbero indicate come membri o comandanti delle rispettive strutture armate.

Il caso più significativo, secondo il rapporto, riguarda Mohammed Nasser Abu Huwaidi. Dopo la sua morte, avvenuta nel dicembre 2023, l’UNESCO lo aveva ricordato come giornalista del sito d’informazione Al-Istiqlal. Nel marzo 2026, però, la Jihad islamica palestinese lo ha inserito in un elenco ufficiale dei propri militanti caduti, alimentando le richieste di una revisione delle precedenti comunicazioni dell’agenzia delle Nazioni Unite.

UN Watch sostiene che l’UNESCO avrebbe violato le proprie procedure interne di verifica. La metodologia dell’organizzazione, infatti, prevede che ogni caso venga accertato attraverso più fonti indipendenti e che gli archivi vengano aggiornati quando emergono nuovi elementi documentati. Secondo l’ONG, questo passaggio non sarebbe avvenuto nonostante le successive rivendicazioni delle organizzazioni armate palestinesi.

Il direttore esecutivo di UN Watch, Hillel Neuer, ha inviato una lettera al nuovo direttore generale dell’UNESCO, Khaled El-Enany, chiedendo una rettifica ufficiale dei comunicati, l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente e la pubblicazione dei criteri utilizzati per stabilire quali vittime possano essere considerate giornalisti. Neuer sostiene che mantenere negli archivi ufficiali informazioni rivelatesi inesatte finisca per compromettere la credibilità delle Nazioni Unite e, allo stesso tempo, danneggi i veri reporter che lavorano nelle aree di guerra.

La questione si inserisce in un dibattito più ampio sulla difficoltà di verificare identità e ruoli delle vittime durante il conflitto di Gaza. Organizzazioni internazionali, media e associazioni per la tutela della stampa si trovano spesso a raccogliere informazioni in tempi molto rapidi e in un contesto nel quale l’accesso indipendente alla Striscia è fortemente limitato. In più occasioni Israele ha sostenuto che alcuni operatori dei media fossero in realtà membri delle organizzazioni terroristiche, mostrando documenti d’intelligence o richiamando successive ammissioni diffuse dagli stessi gruppi armati. Diverse organizzazioni per la libertà di stampa hanno però contestato, caso per caso, alcune di queste ricostruzioni, chiedendo verifiche indipendenti.

Al momento l’UNESCO non ha reso nota una risposta ufficiale alle richieste di UN Watch. Resta quindi aperto il confronto su un tema particolarmente delicato, perché riguarda la credibilità delle informazioni raccolte durante una guerra e la distinzione, fondamentale sul piano del diritto internazionale e dell’informazione, fra giornalisti civili e membri di organizzazioni armate.