L’Irlanda giocherà regolarmente contro Israele nella prossima Nations League. Dopo settimane di pressioni da parte di gruppi favorevoli al boicottaggio dello Stato ebraico, la Federazione calcistica irlandese ha deciso di confermare entrambe le partite, spiegando che un eventuale ritiro esporrebbe il calcio nazionale a pesanti sanzioni disciplinari da parte della UEFA e a perdite economiche stimate in oltre dieci milioni di euro.
La decisione è stata presa durante un’assemblea generale straordinaria, nella quale i delegati hanno approvato il mantenimento degli incontri con 75 voti favorevoli e 32 contrari. Nel documento votato, la federazione riconosce la sensibilità di una parte dell’opinione pubblica irlandese verso la causa palestinese, ma afferma che rinunciare a disputare gare ufficiali organizzate dalla UEFA comprometterebbe gravemente gli interessi sportivi ed economici del movimento calcistico nazionale.
Le due partite si svolgeranno comunque lontano dai rispettivi Paesi. Israele continua infatti a disputare gli incontri casalinghi in campo neutro per motivi di sicurezza. La sfida formalmente interna della nazionale israeliana è in programma il 27 ottobre a Debrecen, in Ungheria, sede che da tempo ospita diverse gare internazionali di Israele.
Anche l’Irlanda, però, non giocherà davanti al proprio pubblico. La federazione di Dublino ha ottenuto dalla UEFA l’autorizzazione a disputare la gara casalinga del 4 ottobre a Bačka Topola, in Serbia, a porte chiuse, sostenendo di non essere in grado di garantire il regolare svolgimento dell’incontro nella capitale irlandese a causa di difficoltà organizzative e di ordine pubblico.
La scelta conferma la linea adottata finora dalla UEFA e dalla FIFA, che hanno mantenuto Israele all’interno delle competizioni internazionali nonostante le richieste di esclusione avanzate da alcune federazioni, associazioni e movimenti politici dopo l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza. Una posizione diversa da quella assunta nei confronti della Russia, sospesa dalle competizioni internazionali dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, differenza che continua ad alimentare un acceso dibattito nel mondo dello sport.
L’Irlanda è uno dei Paesi europei che negli ultimi mesi ha assunto le posizioni più critiche verso Israele sul piano politico e diplomatico. Il governo di Dublino ha riconosciuto lo Stato palestinese, ha sostenuto iniziative europee per rivedere le relazioni con Israele e ha promosso misure restrittive nei confronti dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Sul terreno sportivo, tuttavia, la federazione ha scelto una strada diversa, ricordando che il rispetto dei regolamenti internazionali rappresenta un obbligo per tutte le associazioni affiliate alla UEFA.
La vicenda dimostra ancora una volta quanto il conflitto mediorientale continui a riflettersi anche sul calcio internazionale. Per la federazione irlandese, però, il rischio di sanzioni, esclusioni dalle competizioni e gravi danni economici ha prevalso sulle richieste di trasformare il campo da gioco in uno strumento di pressione politica.