Home > Attualità > Quando Washington diffidava di Israele

Quando Washington diffidava di Israele

Nel 1954 l’amministrazione Eisenhower considerava lo Stato ebraico una delle cause dell’instabilità mediorientale e guardava agli aiuti militari all’Iraq. Dagli archivi il racconto del difficile inizio dei rapporti Usa-Israele

Antonio Donno

Tempo di Lettura: 3 min
Quando Washington diffidava di Israele
Iimmagine generata con AI

Nei primi anni ’50 le relazioni tra Israele e gli Stati Uniti attraversarono una fase di crescente difficoltà, in particolare sul problema delle armi. Si trattava di una questione di decisiva importanza per Israele, sempre molto attento a ogni apertura degli Stati Uniti verso i Paesi arabi su questo tema.

Quando, all’inizio del 1954, si profilò la possibilità di una fornitura di armi americane all’Iraq, la reazione della diplomazia israeliana fu assai preoccupata, anche se, come di consueto, le interviste di Abba Eban, ambasciatore d’Israele a Washington e capo della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, lanciavano messaggi rassicuranti sulla saldezza delle relazioni israelo-americane. Ma Eban sapeva bene che cosa il Dipartimento di Stato stesse progettando.

In un incontro del 19 aprile 1954 tra Dulles ed Eisenhower, il segretario di Stato espresse senza mezzi termini la convinzione che Israele stesse meditando di rompere gli armistizi di Rodi firmati con gli arabi nel 1949, a conclusione della guerra del 1948, nella quale i Paesi arabi, coalizzati contro Israele, mossero guerra a Israele con lo scopo di distruggere il giovane Stato e sterminare i suoi abitanti ebrei. La sconfitta degli arabi fu totale. Dulles temeva che lo Stato ebraico stesse puntando a un nuovo conflitto per ottenere nuovi risultati sul campo e che il protrarsi dell’immigrazione ebraica in Israele potesse portare a una politica espansionistica da parte dello Stato ebraico.

I due concordarono sulla necessità di stringere i tempi per giungere a un accordo sugli aiuti militari all’Iraq. La convinzione che la destabilizzazione del Medio Oriente fosse opera della politica israeliana era così radicata da indurre i più stretti collaboratori di Dulles ad accenti piuttosto duri nei confronti di Israele.

Un memorandum di Henry A. Byroade, segretario di Stato aggiunto per le questioni del Medio Oriente, dell’Asia meridionale e dell’Africa, del 7 aprile 1954, si soffermava su tre punti: 1) Israele era responsabile del deterioramento della situazione alle frontiere; 2) Israele intendeva incrementare il disordine, attraverso l’uso della forza, per creare una situazione di guerra aperta; 3) tale politica avrebbe portato soltanto a un aggravamento delle relazioni israelo-americane e a un’opposizione netta da parte degli Stati Uniti. Byroade allegava un memorandum dell’Ufficio per gli Affari del Medio Oriente, dal significativo titolo Evidence of Israel’s Aggressive Policy, nel quale si concludeva che non vi era alcuna evidenza che gli Stati arabi fomentassero le infiltrazioni, mentre era palese la politica militare israeliana di rappresaglia.

Benché Dulles condividesse la sostanza delle argomentazioni di Byroade, non riteneva tuttavia opportuno calcare la mano con Israele, soprattutto in considerazione di un’evidenza altrettanto palmare: «Il dato fondamentale è che gli arabi non vogliono la pace e non negozieranno mai un qualsiasi tipo di sistemazione, anche quando siano obbligati dall’armistizio».

Dulles ammetteva che l’unica strada percorribile era quella di indurre Israele alla moderazione fino a che gli Stati Uniti non avessero riacquistato la fiducia dei Paesi arabi e poi convinto i Paesi arabi a fare la pace con Israele. Il problema era che la moderazione richiesta a Israele comportava almeno due concessioni agli arabi: 1) l’accettazione delle infiltrazioni senza ritorsioni o con sporadiche ritorsioni; 2) la cessione di territori. Due concessioni inaccettabili per lo Stato ebraico perché avrebbero minato la sua stessa sovranità e lo avrebbero indebolito di fronte alla minaccia araba di distruggere Israele.

Tuttavia, permaneva nell’amministrazione americana la convinzione che Israele fosse la causa dell’instabilità della regione e da questo discendeva la riluttanza di Washington a fornire a Israele armi in quantità sufficiente per contrastare efficacemente la minaccia araba e rafforzare la propria sicurezza.