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Il Giappone guarda a Israele e rafforza la propria difesa

Di fronte alla crescente pressione militare cinese e alla minaccia missilistica nordcoreana, Tokyo aumenta rapidamente la spesa per la sicurezza e punta sulle tecnologie israeliane. Nel mirino difesa aerea, droni, laser, missili e robotica, con l’obiettivo di produrre parte dei sistemi direttamente in Giappone

Alessandro Carmi

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Il Giappone guarda a Israele e rafforza la propria difesa
Iimmagine generata con AI

Il Giappone guarda sempre più a Israele per rafforzare le proprie capacità militari. Negli ultimi mesi funzionari governativi, rappresentanti e dirigenti di aziende giapponesi hanno intensificato le visite alle industrie israeliane della difesa, interessati a tecnologie che consentano a Tokyo di accelerare il processo di modernizzazione delle proprie forze armate.

Questa settimana il SIBAT, la Direzione per la cooperazione internazionale del ministero della Difesa israeliano, ha organizzato un seminario dedicato specificamente al mercato giapponese, mettendo in contatto i rappresentanti di Tokyo con circa settanta aziende israeliane.

L’interesse del Giappone riguarda un ventaglio molto ampio di tecnologie: sistemi di difesa aerea, droni e dispositivi anti-drone, laser, robotica, missili, artiglieria e protezione passiva. Quest’ultimo settore riveste un’importanza particolare per un Paese nel quale la disponibilità di rifugi protetti è ancora relativamente limitata. Tokyo, tuttavia, guarda oltre il semplice acquisto di armamenti e sistemi prodotti in Israele. Le autorità giapponesi sono interessate al trasferimento di alcune tecnologie e alla creazione di linee di produzione sul proprio territorio. Una strategia che potrebbe coinvolgere alcuni dei maggiori gruppi industriali del Paese, tra cui Mitsubishi, Toshiba, Fujitsu, Kawasaki, Daikin e Komatsu.

Per favorire l’ingresso delle imprese israeliane in un mercato considerato particolarmente complesso è prevista anche la nascita di un programma chiamato «Bridge». Le aziende selezionate saranno affiancate per tre mesi da specialisti giapponesi, che le aiuteranno ad adattare strategie commerciali e prodotti alle esigenze locali. Al termine del percorso sono previsti incontri professionali direttamente in Giappone.

Il crescente interesse per la tecnologia militare israeliana si inserisce nella profonda trasformazione della politica di sicurezza di Tokyo.Dopo decenni segnati dalla prudenza militare adottata alla fine della Seconda guerra mondiale, il Giappone sta aumentando rapidamente gli investimenti nella difesa. Il bilancio del settore è passato dai 33,6 miliardi di dollari del 2022 ai 57,5 miliardi del 2026, pari all’1,3 per cento del prodotto interno lordo.

Dietro questa accelerazione ci sono soprattutto tre fattori: la crescente potenza militare della Cina, i programmi missilistici della Corea del Nord e le conseguenze strategiche della guerra in Ucraina. Tokyo considera ormai necessario disporre in tempi relativamente brevi di capacità militari più avanzate, e l’esperienza tecnologica israeliana rappresenta una delle possibili risposte.Per il momento non sono stati annunciati accordi concreti. Secondo un responsabile israeliano, però, una svolta potrebbe arrivare già nei prossimi mesi.Per Gerusalemme il precedente più interessante è quello dell’India, diventata il principale mercato di esportazione dell’industria militare israeliana attraverso una formula che combina tecnologia sviluppata in Israele e produzione locale.

È un modello che potrebbe adattarsi bene anche alle esigenze giapponesi. Tokyo vuole rafforzarsi rapidamente, mantenendo al tempo stesso una solida capacità industriale nazionale. Israele dispone delle tecnologie e dell’esperienza operativa che il Giappone sta cercando. Le condizioni per una cooperazione molto più stretta sembrano dunque esserci tutte.