Fabiana Di Segni lo ha detto senza giri di parole: “sono stata colpita perché ebrea”. Non si tratta di uno sfogo, per quanto amaro potrebbe essere, ma di una diagnosi. E la reazione del Pd è composta di elementi ben rodati: silenzio, imbarazzo, qualche presa di distanza sottovoce, poi il nulla.
Elly Schlein non interviene davvero, non prende in mano il caso, non lo chiude con una linea chiara. Qual è il messaggio? Arrangiati. Eppure quando una consigliera municipale di Roma arriva a dire che il suo partito l’ha lasciata sola, il problema lungi dall’essere un inciampo locale, è politico generale.
Del resto il meccanismo è sempre quello. Prima si minimizza, poi si sposta il discorso, in ogni caso si evita di chiamare le cose con il loro nome. Intanto chi subisce resta esposto e viene anche percepito come un reflusso gastrico. Con un po’ di pazienza se ne va. E allora tutti a dire che è una scelta personale, che il clima è complesso, che bisogna capire e baggianate del genere. Ma quale clima complesso? Il clima non è mai stato così drammaticamente chiaro. Se denunciare antisemitismo dentro il proprio partito ti isola invece di proteggerti, quel partito ha già fatto una scelta. Anche se non ha il coraggio di dirlo ad alta voce.
Pd, colpita perché ebrea
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