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⌥ Il milione che urla sempre dalla stessa parte

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Un milione di firme, dieci Stati europei, una mobilitazione impeccabile. Obiettivo? Fermare l’accordo tra Europa e Israele. Tutto legittimo, tutto democratico, tutto molto partecipato. Eppure il dato vero non è quel milione ma semmai il silenzio che lo circonda.

Perché quel milione non lo trovi mai quando in Sudan si accumulano anni di massacri ignorati. Non lo trovi per le prigioni iraniane, per le donne impiccate, per gli oppositori che spariscono. Non lo trovi quando Hezbollah trasforma un Paese in un arsenale o quando le milizie fanno pulizia etnica lontano dalle telecamere. Lì non si firma, non si scende in piazza, non si organizza nulla.

Su Israele invece sì. Sempre e con una precisione quasi scientifica. Costanza che, se mi permettete, non è più sensibilità, è vera e propria selezione. È scegliere dove indignarsi e dove no. E quando la scelta è sempre la stessa, smette di essere morale e diventa politica. O peggio: comoda.
Israele è il bersaglio perfetto: occidentale abbastanza da essere giudicata, ma isolata abbastanza da essere colpitasenza rischi. Non costa nulla, anzi dà pure una certa soddisfazione morale. Si firma, si condivide e si protesta. Poi tutti a casa per l’apericena.

Un milione di firme pesa. Ma di più pesa il restante vuoto. Ed è lì che si misura davvero il valore di quella mobilitazione. Non nel numero, ma nella direzione.


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