La polizia norvegese ha deciso di chiudere l’indagine nei confronti del professor Bassam Hussein, docente della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim, che nei mesi scorsi aveva definito il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 “la cosa più bella accaduta in questo secolo”. Secondo le autorità, per quanto controverse, le sue dichiarazioni non integrano gli estremi di un reato previsti dalla legislazione norvegese.
La decisione ha suscitato forti polemiche sia in Israele sia all’interno della comunità ebraica norvegese. In una comunicazione inviata ai denuncianti, la polizia del distretto di Trøndelag ha spiegato che, dopo avere esaminato il caso, ha concluso che “il comportamento segnalato non è penalmente perseguibile”. Il provvedimento precisa comunque che la decisione potrà essere impugnata entro tre settimane davanti a un’autorità giudiziaria superiore.
Bassam Hussein, ingegnere di origine palestinese, insegna alla NTNU, la più grande università della Norvegia. Da tempo è uno dei principali animatori delle iniziative filopalestinesi all’interno dell’ateneo. Ha promosso manifestazioni, sostenuto la creazione di un accampamento di protesta nel campus e chiesto la sospensione di ogni collaborazione accademica e industriale con Israele. In più occasioni ha raccontato che parte della sua famiglia vive nella Striscia di Gaza, spiegando che questa situazione personale alimenta il suo impegno pubblico.
Le frasi finite al centro dell’indagine erano state pronunciate durante un incontro universitario e successivamente diffuse su YouTube. Il filmato aveva provocato una dura reazione del rappresentante diplomatico israeliano in Norvegia, Eitan Levon, incaricato d’affari dell’ambasciata israeliana a Oslo, che aveva definito le parole del professore una “sconvolgente glorificazione del terrorismo”, sostenendo che chi esprime simili posizioni non dovrebbe insegnare in un’università.
A contestare la decisione della polizia è soprattutto il gruppo di attivisti StoppNRK, che aveva presentato la denuncia sostenendo che le dichiarazioni del docente costituissero apologia del terrorismo e istigazione alla violenza. L’associazione ha già annunciato la presentazione di un ricorso, affermando che archiviare il procedimento rischia di trasmettere un messaggio di tolleranza nei confronti dell’esaltazione di Hamas.
Fra i promotori dell’iniziativa c’è anche l’israeliano On Elpeleg, residente in Norvegia, secondo il quale la scelta delle autorità accresce il senso di insicurezza vissuto da molti ebrei nel Paese. A suo giudizio, permettere che un docente universitario celebri pubblicamente il massacro del 7 ottobre senza conseguenze giudiziarie contribuisce a normalizzare un linguaggio di odio.
L’episodio si inserisce nel quadro dei rapporti sempre più difficili tra Israele e Norvegia. Oslo è stata tra i primi Paesi europei a riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese nel 2024 e ha assunto posizioni molto critiche nei confronti del governo israeliano durante la guerra nella Striscia di Gaza. Le relazioni diplomatiche si sono progressivamente deteriorate: Israele ha richiamato il proprio ambasciatore per consultazioni e, negli ultimi mesi, il dibattito si è esteso anche ai rapporti economici e agli investimenti del fondo sovrano norvegese.
Il caso Hussein riapre così una questione destinata a rimanere al centro del confronto pubblico europeo: dove si colloca il confine fra la tutela della libertà di espressione e l’apologia del terrorismo. Un confine che, ancora una volta, viene interpretato in modo profondamente diverso da chi invoca la massima protezione del dibattito pubblico e da chi ritiene che l’esaltazione di un massacro contro civili debba trovare un limite anche sul piano penale.