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Nomonhan, la battaglia dimenticata che cambiò la Seconda guerra mondiale

Dalla sconfitta giapponese in Mongolia alla sicurezza del fronte orientale sovietico, una catena di eventi che arrivò fino a Stalingrado e al destino degli ebrei

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 5 min
Nomonhan, la battaglia dimenticata che cambiò la Seconda guerra mondiale

Nei mesi da maggio ad agosto del 1939, ottantasette anni fa, nella lontana e sperduta Mongolia esterna, l’URSS e il Giappone si affrontano in una guerra pressoché sconosciuta. Per meglio spiegare il retroscena occorre tornare indietro al XIX secolo. L’indebolimento dell’impero cinese Qing offre alla Russia zarista l’opportunità di espandersi marcatamente verso est, conquistando un accesso vitale al Pacifico. L’espansione russa si scontra con le ambizioni di una potenza nascente, il Giappone, che, dopo oltre due secoli di isolamento, si apre al mondo esterno. Le due nazioni si affrontano nella guerra russo-giapponese del 1904-1905, che si conclude con la sorprendente vittoria del Giappone.

Nei decenni successivi entrambi i Paesi subiscono importanti cambiamenti politici, ma l’inimicizia non si sopisce. Dopo varie scaramucce di confine, nel 1939 lo scontro si concentra nell’area tra la Mongolia e il Manciukuò, lo Stato fantoccio creato dal Giappone in Manciuria. L’aggressività giapponese costringe i sovietici a portare in zona significativi rinforzi.

Nel frattempo, a Mosca, il paranoico Stalin ha decapitato lo stato maggiore dell’Armata Rossa con le grandi purghe. Si salva un giovane generale di nome Georgij Žukov, che viene inviato in Mongolia per contrastare i giapponesi. Si rivelerà una scelta azzeccatissima e avrà ripercussioni di portata mondiale. Žukov organizza e impiega massicciamente le forze corazzate sovietiche, nettamente superiori a quelle di cui dispongono i giapponesi, e infligge una sonora sconfitta ai nipponici, vendicando così l’umiliazione subita dai russi nella guerra del 1904-1905. La battaglia decisiva si svolge nelle vicinanze di un ignoto villaggio dal nome di Nomonhan, presso il fiume Khalkhin Gol. Žukov diventerà in seguito uno dei massimi comandanti dell’Armata Rossa. E siamo, quindi, nella seconda metà dell’agosto del 1939.

Il 23 agosto, tra la sorpresa generale, la Germania nazista e l’URSS firmano il famoso patto Molotov-Ribbentrop. I giapponesi si sentono gravemente traditi dall’alleato tedesco, che non li ha nemmeno consultati. Intanto i combattimenti di Nomonhan terminano alla fine di agosto e il 15 settembre sovietici e giapponesi raggiungono un accordo per il cessate il fuoco.In base agli accordi segreti collegati al patto Molotov-Ribbentrop, il 1° settembre 1939 la Germania attacca da ovest la Polonia e inizia così la Seconda guerra mondiale in Europa. Il 17 settembre l’Unione Sovietica invade a sua volta la Polonia da est.

Il vero patto di neutralità sovietico-giapponese sarà firmato successivamente, il 13 aprile 1941. L’accordo consentirà all’URSS di ridurre sensibilmente il pericolo di una guerra su due fronti. Resterà in vigore per quasi tutto il conflitto, fino a quando Mosca lo denuncerà nell’aprile del 1945. Nell’agosto successivo l’Unione Sovietica entrerà in guerra contro un Giappone ormai prossimo alla sconfitta.

Arrivo al nodo centrale della questione. È chiara a tutti l’importanza che l’esito della battaglia di Stalingrado ha avuto sulle sorti del secondo conflitto. A questo punto il patto di neutralità sovietico-giapponese assume un ruolo strategico. La sicurezza relativa del fronte orientale consentì all’URSS di concentrare una parte maggiore delle proprie risorse militari contro la Germania. Già nel 1941 Žukov aveva potuto utilizzare nella difesa di Mosca rinforzi provenienti dall’Estremo Oriente sovietico.

Se il Giappone avesse mantenuto una concreta minaccia militare sul confine orientale dell’URSS, Stalin sarebbe stato costretto a mantenere nell’area maggiori forze per difendersi da un possibile attacco. Quanto questo avrebbe inciso specificamente sulla battaglia di Stalingrado è impossibile stabilirlo. Avrebbe comunque complicato ulteriormente la situazione strategica sovietica nel momento decisivo della guerra contro la Germania. La storia del secondo conflitto avrebbe potuto essere diversa, con esiti difficili da immaginare. In caso di vittoria sul Volga, la Wehrmacht avrebbe inoltre avuto maggiori possibilità di proseguire la propria offensiva verso il Caucaso e le sue importanti risorse petrolifere.

Veniamo a noi: non occorre ripetere qui cosa è stata la Shoah per il popolo ebraico. La pochissimo nota battaglia di Nomonhan contribuì a determinare le scelte strategiche del Giappone e, negli anni successivi, la sicurezza del fronte orientale sovietico. Una vittoria tedesca sul fronte orientale avrebbe avuto conseguenze potenzialmente fatali per gli ebrei europei e mediorientali ancora fuori dal controllo nazista.Riassumendo: la battaglia di Stalingrado inizia nell’estate del 1942 e si conclude all’inizio di febbraio del 1943, dopo la resa del feldmaresciallo Friedrich Paulus e delle residue forze tedesche accerchiate.

Occorre ricordare anche quanto stava accadendo più a sud. Nell’aprile del 1941 un colpo di Stato porta al potere in Iraq il governo nazionalista e filotedesco di Rashid Ali al-Gaylani, sconfitto dai britannici nel corso della guerra anglo-irachena del maggio successivo. Tra giugno e luglio le forze britanniche e della Francia libera sconfiggono quelle fedeli al regime di Vichy in Siria e Libano. Il 25 agosto 1941 britannici e sovietici invadono l’Iran, ufficialmente neutrale ma considerato dagli Alleati troppo vicino alla Germania; il 16 settembre Reza Shah Pahlavi è costretto ad abdicare in favore del figlio Mohammad Reza.

È quindi ragionevole domandarsi quale scenario si sarebbe creato in Medio Oriente nel caso di una vittoria tedesca a Stalingrado e di un’avanzata della Wehrmacht attraverso il Caucaso. Un riavvicinamento alla Germania delle forze filotedesche presenti nella regione sarebbe stato possibile. Si aggiunga che il famigerato Gran Muftì di Gerusalemme, Hajj Amin al-Husseini, alleato politico della Germania nazista e in quegli anni a Berlino, avrebbe certamente cercato di sfruttare una simile occasione. La situazione del Yishuv nella Palestina mandataria sarebbe diventata estremamente precaria.Anche la successiva avanzata dell’Armata Rossa verso Berlino avrebbe potuto seguire un corso completamente diverso. Francamente, meglio non pensarci.



N.d.A. A chi fosse interessato ad approfondire, segnalo il libro di Stuart D. Goldman, Nomonhan, 1939: The Red Army’s Victory That Shaped World War II, Naval Institute Press, pubblicato originariamente nel 2012.