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Malainformazione. Gaza, il giornalista e la fabbrica delle immagini

Sameh Ahmed accetta in chat l’idea di filmare falsi bambini denutriti e approva il ricorso al trucco per rendere più realistiche le ferite. La trappola di un account satirico riapre il problema dell’attendibilità delle immagini dalla Striscia

Paolo Montesi

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Malainformazione. Gaza, il giornalista e la fabbrica delle immagini
Iimmagine generata con AI

Un giornalista di Gaza si dice disponibile a filmare bambini affetti da paralisi cerebrale facendoli apparire come vittime della malnutrizione e giudica «un buon lavoro» la proposta di utilizzare un truccatore cinematografico per rendere più realistiche alcune ferite. È quanto emerge da una serie di messaggi privati pubblicati il 22 settembre dall’account satirico “Rabbi Linda Goldstein”, che ha teso una trappola a Sameh Ahmed, giornalista e scrittore palestinese legato a PalPress e attivo su X con l’account @PalPress24.

La vicenda richiede precisione, perché le conversazioni pubblicate non dimostrano che Ahmed abbia effettivamente falsificato immagini, utilizzato attori o manipolato ferite. Mostrano però la sua disponibilità a discutere proposte formulate in termini sempre più espliciti.
“Rabbi Linda Goldstein” è un account parodistico che si presenta provocatoriamente come quello del “rabbino capo di Gaza” e in passato ha già attirato personaggi pubblici in conversazioni costruite appositamente per verificarne le reazioni. Questa volta il contatto comincia in maniera apparentemente normale. Ahmed suggerisce la realizzazione di documentari sulle famiglie, sui medici e sui giornalisti di Gaza, oppure brevi film costruiti attorno a storie individuali e testimonianze dirette. Poi l’interlocutore cambia registro.

Goldstein afferma di conoscere bambini affetti da paralisi cerebrale che sembrano gravemente denutriti e propone di utilizzarli nelle riprese, aggiungendo di poter trovare i finanziamenti. Ahmed risponde che, una volta sviluppata l’idea, potrebbe fornire immagini e video. A quel punto la provocazione diventa inequivocabile: Goldstein parla apertamente dei bambini come di «attori» e chiede se Ahmed sarebbe disposto a filmarli. La risposta è un semplice «Ok».

La trappola prosegue. L’account propone l’intervento di un professionista di Hollywood specializzato in effetti speciali, disposto a insegnare come far apparire «più realistiche» le ferite e a fornire il materiale necessario. «Questo è un buon lavoro», risponde Ahmed. La collaborazione immaginaria si interrompe soltanto quando Goldstein informa il giornalista che il fantomatico truccatore usa i pronomi they/them e si identifica talvolta come uomo e talvolta come donna. Ahmed a quel punto rifiuta l’incontro.

Dopo la pubblicazione degli screenshot, Ahmed ha accusato l’account di ingannare il pubblico e di voler screditare il giornalismo palestinese. Nella sua replica pubblica, secondo Jewish Onliner, non ha però fornito una spiegazione specifica delle risposte date alle proposte riguardanti i bambini disabili e il trucco delle ferite.

Ahmed ha una presenza pubblica documentabile. Si presenta come giornalista e scrittore da Gaza e suoi contenuti sono stati ripresi anche fuori dai circuiti palestinesi. Una sua fotografia, per esempio, è stata utilizzata nel novembre 2025 in un documento del Palestine Shelter Cluster dedicato all’emergenza abitativa nella Striscia.

La vicenda diventa quindi più seria della provocazione escogitata da un account satirico. Da Gaza arrivano da anni immagini che documentano sofferenze reali, distruzioni e una crisi umanitaria gravissima. Proprio per questo l’affidabilità di chi produce quelle immagini è essenziale. Quando un giornalista accetta di discutere la possibilità di trasformare bambini malati in presunte vittime della fame o approva l’idea di rendere artificialmente più convincenti delle ferite, il danno investe anche il materiale autentico prodotto da altri reporter.

Gli screenshot, da soli, non consentono di affermare che Sameh Ahmed abbia fabbricato fotografie o filmati. Consentono però di porre una domanda giornalistica molto concreta: perché un professionista dell’informazione, davanti alla proposta esplicita di costruire immagini false destinate al pubblico occidentale, non l’ha respinta immediatamente?