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Libano. Allarme per l’Unità 121 di Hezbollah

Un’inchiesta del Telegraph descrive la struttura clandestina del movimento sciita come uno degli apparati più segreti e temuti mentre Beirut rafforza la sicurezza delle massime autorità

Alessandro Carmi

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Libano. Allarme per l'Unità 121 di Hezbollah

Mentre il nuovo governo libanese prova ad aprire una stagione di maggiore stabilità e a dare seguito ai negoziati indiretti con Israele, riaffiora il timore per una delle strutture più opache di Hezbollah. Si tratta della cosiddetta Unità 121, un reparto clandestino che, secondo un’inchiesta pubblicata dal Telegraph, sarebbe tornato a riorganizzarsi dopo mesi di relativa inattività e potrebbe rappresentare una minaccia diretta per gli esponenti politici libanesi favorevoli a una distensione con lo Stato ebraico.

Secondo il quotidiano britannico, l’Unità 121 sarebbe composta da un numero molto ristretto di uomini scelti, provenienti da famiglie storicamente legate a Hezbollah e sottoposti a un rigoroso vincolo di segretezza. La sua missione non sarebbe quella di combattere Israele sul campo di battaglia, bensì di eliminare avversari politici, dissidenti e personalità considerate un ostacolo agli interessi del Partito di Dio all’interno del Libano.

Le fonti citate dal Telegraph descrivono questa struttura come una delle più riservate e letali dell’organizzazione sciita. Nel corso degli anni il suo nome è stato accostato a diversi attentati politici che hanno segnato la storia recente del Paese, a partire dall’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Hariri, ucciso a Beirut il 14 febbraio 2005 in un attentato con un camion imbottito di esplosivo. Per quell’attacco il Tribunale speciale per il Libano, istituito dalle Nazioni Unite, ha condannato in contumacia alcuni membri di Hezbollah, mentre il movimento ha sempre respinto ogni responsabilità.

A rilanciare l’allarme sarebbe stato un esponente politico vicino al primo ministro Nawaf Salam, secondo il quale le autorità stanno prendendo molto sul serio il rischio di possibili attentati. Per questo motivo sarebbe stata rafforzata la protezione del presidente della Repubblica, del capo del governo e dei funzionari coinvolti nei delicati colloqui sulla sicurezza e sulla definizione della frontiera con Israele.

L’inchiesta sostiene inoltre che l’Unità 121 risponderebbe direttamente al segretario generale di Hezbollah, Na’im Qassem, succeduto a Hassan Nasrallah dopo la sua uccisione nel settembre 2024, e manterrebbe stretti rapporti operativi con i Guardiani della Rivoluzione iraniani. Fra le capacità attribuite al reparto figurano attentati con esplosivi, omicidi mirati, operazioni clandestine e impiego di droni.

Le informazioni pubblicate dal Telegraph non sono state confermate ufficialmente né dal governo libanese né da Hezbollah. Tuttavia arrivano in un momento particolarmente delicato per il Libano. Dopo il pesante ridimensionamento militare subito da Hezbollah durante il confronto con Israele e le crescenti pressioni internazionali per rafforzare il controllo dello Stato sul proprio territorio, Beirut cerca di consolidare le proprie istituzioni e di ridurre il peso delle milizie armate.

L’eventuale ritorno all’attività di una struttura specializzata negli omicidi politici riporta inevitabilmente alla memoria gli anni più bui della storia libanese, quando attentati e assassinii eccellenti scandivano la vita pubblica del Paese. Se le ricostruzioni dovessero trovare conferma, il rischio non riguarderebbe soltanto la sicurezza dei singoli leader, ma anche la possibilità che il Libano riesca davvero ad affrancarsi dal sistema di intimidazione che per decenni ha accompagnato la presenza di Hezbollah sulla scena politica nazionale.