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Health Tech. Israele rilancia mentre la guerra mette alla prova l’innovazione

Il congresso IATI di Gerusalemme conferma la forza dell’ecosistema israeliano tra ricerca, intelligenza artificiale e investimenti strategici

Paolo Barbanti

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Health Tech. Israele rilancia mentre la guerra mette alla prova l'innovazione

Il 29 e 30 giugno, a Gerusalemme, si è tenuto Israel HealthTech 2026, il congresso organizzato da IATI, l’associazione che riunisce le aziende israeliane operanti nei settori delle Life Sciences e dell’HealthTech (Digital Health, Medical Devices, robotica, intelligenza artificiale e altri comparti).

Al congresso erano presenti aziende, centri di ricerca come il Weizmann Institute of Science, università come il Technion, la Hebrew University, la Bar-Ilan University, la Tel Aviv University e l’Ariel University, oltre ai Technology Transfer Office degli ospedali e delle università, agli incubatori d’impresa e a numerose startup.

Eravamo, del resto, nella Startup Nation per eccellenza: Israele, il Paese che ha fatto dell’innovazione uno dei propri pilastri e che continua a guardare oltre, soprattutto nei momenti più difficili. Come era già accaduto al BioMed Israel 2026, svoltosi a maggio a Tel Aviv, anche questa volta ho trovato un ambiente vivace e dinamico. L’appuntamento di Gerusalemme ha offerto soprattutto una prospettiva istituzionale sullo stato del settore, che nel 2025 ha attraversato un anno impegnativo ma ha confermato la straordinaria resilienza israeliana nelle Life Sciences e nelle tecnologie sanitarie.

Partiamo da alcuni dati. Dopo la ripresa osservata nel 2024, il 2025 ha registrato un calo degli investimenti, soprattutto per quanto riguarda la dimensione delle operazioni da parte degli investitori privati. Nonostante questo rallentamento, la struttura del settore è rimasta sostanzialmente invariata: in Israele operano oltre 1.800 aziende, che impiegano più di 81.000 persone, e nel solo 2025 sono nate 67 nuove società. L’inizio del 2026 mostra già una rinnovata dinamica di crescita.

L’andamento degli investimenti è stato differente a seconda dei comparti. Il biotech ha continuato a dimostrare una notevole resilienza, mantenendo livelli di finanziamento sostanzialmente stabili negli ultimi tre anni. Più marcata, invece, la flessione nel settore dei dispositivi medici, dove gli investitori si mostrano più prudenti di fronte a cicli di sviluppo lunghi e ad alta intensità di capitale.
Il comparto continua comunque a rappresentare una componente essenziale dell’economia israeliana, sia in termini di esportazioni sia di occupazione altamente qualificata. Nel 2025 le esportazioni farmaceutiche e quelle di apparecchiature mediche sono rimaste sostanzialmente in linea con quelle dell’anno precedente.

L’attività continua a concentrarsi nei principali hub del Paese. Tel Aviv guida con 310 aziende, seguita dall’area Rehovot-Ness Ziona (120), Gerusalemme (112) e Haifa (83). Università, ospedali e centri di ricerca costituiscono poli di attrazione per talenti, idee e investimenti: la qualità continua ad attirare qualità. Lo spirito imprenditoriale, l’eccellenza della ricerca e una solida infrastruttura di dati clinici sostengono ancora oggi l’innovazione nelle Life Sciences e nelle tecnologie sanitarie.

Il biotech rappresenta circa il 30% delle aziende del settore, ma impiega oltre la metà della forza lavoro. I dati fotografano un contesto finanziario e sociale molto più complesso rispetto al passato. Non dobbiamo dimenticare le centinaia di migliaia di riservisti richiamati, gli sfollati, l’aumento delle spese sociali e tutto ciò che Israele ha dovuto affrontare dopo il 7 ottobre. Eppure, proprio in questo scenario, il settore continua a crescere grazie ai partenariati internazionali e al sostegno pubblico.

Negli ultimi anni è stata attribuita un’importanza crescente all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in medicina, in particolare nello sviluppo di nuovi farmaci. L’AI sta cambiando profondamente i processi di scoperta e sviluppo, riducendo i tempi, aumentando le probabilità di successo clinico e sostituendo progressivamente il tradizionale approccio trial and error con modelli predittivi basati sui dati.

Attualmente, a livello globale, circa il 12% delle collaborazioni tra aziende biotech e Big Pharma ha come elemento distintivo l’impiego dell’intelligenza artificiale. In Israele sono già oltre 30 le aziende impegnate nello sviluppo di nuovi farmaci che utilizzano queste tecnologie, anche grazie al sostegno offerto dall’Israel Innovation Authority (IIA).

L’IIA, insieme allo Stato, ha sempre svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’ecosistema deep tech israeliano. Le partnership tra pubblico e privato, la presenza di numerosi fondi di venture capital e una visione costantemente orientata ai mercati internazionali fanno di Israele uno dei principali hub mondiali dell’innovazione. Con il 6,7% del PIL investito in ricerca e sviluppo, il 58% delle esportazioni garantito dai settori hi-tech e il quarto posto mondiale, dopo San Francisco, New York e Boston, per capitali raccolti dalle aziende tecnologiche — davanti a Londra, Parigi e alla Svizzera — Israele continua a essere uno dei protagonisti globali dell’innovazione.

E tutto questo avviene in una situazione di estrema difficoltà. Non è soltanto una questione di determinazione o di chutzpah. È la volontà di continuare a costruire il futuro, di restare vivi e di innovare nonostante tutto. Visitare Israele oggi, soprattutto per chi opera nel mondo della ricerca e della tecnologia, significa respirare un clima simile a quello di Boston o della Silicon Valley, con una componente umana e civile che rende questa esperienza unica e lascia un insegnamento profondo.