Fa un certo effetto che a ricordare una verità elementare sia Mick Jagger. Uno che ha attraversato droghe, eccessi, scandali e ogni genere di cosiddetta trasgressione. Eppure è lui, oggi, a spiegare una cosa semplicissima: la gente compra un biglietto per un concerto per divertirsi, non per sentirsi fare la predica. Bruce Springsteen, invece, sembra sempre più convinto di dover salire sul palco come se fosse su un pulpito. Ogni tour diventa un comizio, ogni canzone un pretesto per impartire lezioni di morale e di politica. Come se il pubblico avesse pagato per assistere a un’assemblea permanente. A Roma di solito si dice: ‘du’ palle…’
Jagger, il vecchio “tossicone” che per decenni ha incarnato tutti gli eccessi del rock, finisce così per dare una lezione di misura al fricchettone impegnato. Si badi bene che non dice che un artista debba tacere. Dice qualcosa di più intelligente: ogni cosa ha il suo posto. Il rock non ha bisogno di sacerdoti ma di musicisti.
E quando persino Mick Jagger deve ricordarlo a Bruce Springsteen, significa che qualcuno ha davvero scambiato il palco per una cattedra. Di maestri ne abbiamo avuti fin troppi. Che andassero a zappare invece che rompere i cosiddetti.
Bidoni della spazzatura
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