C’è qualcosa di istruttivo nelle immagini arrivate da Teheran. Al funerale della Guida Suprema sfilano delegazioni di Paesi che, negli ultimi anni, hanno conosciuto sulla propria pelle i missili, i droni, le milizie e le minacce della Repubblica islamica. C’è anche un viceministro saudita. Arrivano rappresentanti degli Emirati, del Qatar, dell’Oman. Rendono omaggio a chi ha trasformato l’Iran nel principale esportatore di destabilizzazione del Medio Oriente.
La diplomazia impone gesti che la memoria fatica a comprendere. La realpolitik esiste, ma esiste anche un limite oltre il quale il realismo rischia di diventare amnesia.
Immaginate la scena al contrario. Un ministro israeliano ai funerali del capo di un’organizzazione che ha bombardato Tel Aviv per decenni. Apriti cielo. Editoriali indignati, appelli, accuse di complicità. Invece, quando a ricevere gli onori è il regime degli ayatollah, tutto diventa improvvisamente spiegabile, contestualizzabile, persino elegante. E’ che evidentemente la memoria ha un protocollo diplomatico e che c’è sempre qualcuno a cui vengono perdonati perfino i missili.
Bidoni della spazzatura
/span>