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⌥ La paura giusta

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Per quasi due anni ci hanno spiegato che il problema era Israele e che il pericolo era la sua reazione, la sua forza, la sua determinazione a difendersi. Dell’Iran si parlava con il linguaggio riservato ai partner difficili: dialogo, mediazione, diplomazia.

Poi Teheran ha accusato l’Italia di essere “complice della guerra”, ha minacciato le nostre navi, i nostri interessi, la nostra sicurezza e all’improvviso – o Maro’! – gli ayatollah sono tornati a essere quello che sono sempre stati: un regime aggressivo, ricattatore, convinto che la forza valga più del diritto.

E’ davvero curioso come funzioni la paura. E’ che finché i missili cadono su Israele, molti trovano sempre una spiegazione, finché le minacce riguardano gli ebrei, c’è sempre un “però” ma basta che quelle stesse minacce sfiorino casa nostra, e allora il tono cambia. Di colpo le parole pesano, i fanatici diventano fanatici e i ricatti vengono chiamati col loro vero nome, e cioè ricatti.

La morale è più semplice di quella di una favola di Esopo. Non abbiamo scoperto chi sono gli ayatollah ma semmai quanto sia facile ignorare il pericolo quando a pagare il prezzo sono gli altri.


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