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⌥ I terroristi di plastica

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Una volta la propaganda aveva bisogno di manifesti, megafoni e comizi. Oggi le è sufficiente un video con i Lego. Secondo quanto raccontano, l’Iran sta invadendo i social con filmati costruiti come piccoli giocattoli digitali: colori vivaci, montaggio veloce, linguaggio da TikTok. Il bersaglio non sono gli analisti militari ma i ragazzi.

È la rivoluzione della propaganda. Il regime degli ayatollah ha capito una cosa che molti in Occidente ancora ignorano, o fingono di ignorare: per conquistare una generazione non serve convincerla, basta intrattenerla. Il fanatismo si presenta con la musica giusta, il montaggio giusto, la grafica giusta. La violenza diventa estetica, la dittatura diventa contenuto e il terrorismo diventa storytelling da quindici secondi. Poi ci stupiamo se tanti adolescenti finiscono per simpatizzare con organizzazioni che, nella vita reale, impiccano gli oppositori, frustano a sangue le donne e mandano i bambini a morire.

Il problema non è che l’Iran faccia propaganda visto che tutti (ma proprio tutti) gli Stati la fanno. Il problema è che noi continuiamo a pensare che la propaganda abbia ancora la faccia di un vecchio manifesto mentre nel frattempo ha cambiato pelle tanto che oggi arriva sorridendo, con i colori dei Lego e la velocità di un reel. E alla fine, quando ti accorgi che era propaganda,è già troppo tardi.



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