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⌥ La Biennale con l’esame del sangue

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Alla Biennale di Venezia è arrivato anche il boicottaggio culturale: pressioni perché il Padiglione israeliano venga escluso, artisti chiamati a schierarsi, opere giudicate anzitutto per la nazionalità di chi le ha create. Preso di mira Belo Simion Fainaru, artista israeliano nato a Bucarest, e il padiglione israeliano dove il suono dell’acqua diventa parte stessa dell’opera.

Siamo dunque all’ultima frontiera dell’arte impegnata: prima di guardare un quadro, ascoltare un suono o entrare in un’installazione bisognerà controllarne il passaporto. Israeliano? Allora sospetto. Magari complice. Magari genocida anche lui, il quadro.

Il boicottaggio culturale ha questa straordinaria virtù: elimina la fatica di pensare. Non importa che cosa dica un artista, quale sia la sua storia, se critichi il proprio governo, se sia di destra, di sinistra o marziano. È israeliano. Basta la provenienza.

Resta un problema con l’acqua di Fainaru. Scorre, produce suoni, se ne infischia delle mozioni e attraversa ostinatamente il padiglione del suo Paese. Prima o poi qualcuno chiederà alla Biennale di togliergli il visto.