Ci sono morti che diventano manifestazioni e morti che non meritano nemmeno un titolo. A Gaza ogni vittima scatena appelli, occupazioni universitarie e indignazione globale. In Iran, l’opposizione parla di oltre novantamila persone uccise dal regime degli ayatollah. Novantamila. Eppure il silenzio è pressoché assoluto. La differenza non è nel numero delle vittime ma nell’identità del carnefice.
Se a uccidere è Israele, anche per legittima difesa, il dolore diventa una causa universale. Se a massacrare è la Repubblica islamica, quel dolore smette improvvisamente di interessare. Così le vittime finiscono per dividersi in due categorie: quelle che servono e quelle che disturbano. Le seconde muoiono due volte. La prima per mano dei loro assassini. La seconda per mano della nostra (loro, a dire il vero) selettiva indignazione.
Bidoni della spazzatura
/span>