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⌥ I nuovi leader

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«Per la pace in Israele e Palestina servono nuovi leader», dice il patriarca Pierbattista Pizzaballa con una frasetta tutta nobiltà e buone intenzioni. Peccato aver spostato il problema nel posto sbagliato. Perché i leader cambiano, ma le idee, molto meno.

Yitzhak Rabin e Shimon Peres erano leader nuovi. Lo fu Ehud Barak. Lo fu Ariel Sharon quando smantellò Gaza. Lo furono Ehud Olmert e perfino Benjamin Netanyahu in alcune stagioni della sua lunga carriera. Dall’altra parte sono passati Yasser Arafat, Mahmoud Abbas, Ismail Haniyeh, Yahya Sinwar. Eppure il nodo è rimasto sempre lo stesso.

Il vero ostacolo non è l’età dei dirigenti né il loro nome. È una cultura politica che continua a educare all’odio, a trasformare il terrorismo in eroismo, a considerare la distruzione di Israele un obiettivo legittimo. Cambiare il volto di chi parla senza cambiare ciò che viene insegnato è come ridipingere una casa con le fondamenta marce.

I nuovi leader servono, certo. Ma servono soprattutto nuove idee. Perché la pace non nasce da un ricambio di personale ma quando qualcuno trova finalmente il coraggio di dire ai propri figli che il vicino non deve sparire per poter vivere.



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