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⌥ Il giorno zero

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Da mille giorni c’è chi lavora per spostare il giorno zero e per farci credere che tutto sia cominciato dopo, dopo i bombardamenti, dopo le macerie, dopo i bambini affamati, dopo il dolore palestinese. Prima c’erano soltanto una festa della pace trasformata in un macello, famiglie sterminate nelle loro case, donne violentate, bambini rapiti, anziani trascinati a Gaza. Ma quel giorno, lentamente, è stato spinto fuori dall’inquadratura.

Così oggi si può descrivere Gaza come un disastro — ed è un disastro — senza quasi mai pronunciare la parola Hamas. Si raccontano gli effetti come se fossero caduti dal cielo. La causa evapora. Il terrorismo diventa un’assenza e gli ostaggi una nota marginale e imbarazzante.

È il capolavoro dell’amnesia morale. Perché quando il giorno zero scompare, scompare anche il diritto di capire. E senza memoria, perfino un pogrom può essere riscritto come il pretesto di una guerra, invece che la sua origine. Mille giorni dopo, la domanda resta una sola: chi ha interesse a farci dimenticare il giorno zero?


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