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⌥ L’Israele immaginario

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C’è un Israele che esiste davvero. E poi ce n’è un altro, infinitamente più comodo che è quello costruito nelle ossessioni dei suoi critici.

È un Paese popolato soltanto da coloni, fanatici religiosi, suprematisti e profeti del Terzo Tempio. Otto, dieci, cento persone diventano quarantacinque milioni di cittadini. Una frangia si trasforma in un’identità nazionale. È un trucco antico quello di prendere l’eccezione e farla diventare la regola.

Curiosamente, lo stesso metodo non viene mai applicato altrove. Nessuno racconta l’Italia attraverso CasaPound, la Francia attraverso i nostalgici di Vichy o gli Stati Uniti attraverso il Ku Klux Klan.

Con Israele, invece, sì. Perché l’Israele reale è troppo complicato. Quello immaginario è molto più utile: conferma i pregiudizi, alimenta le indignazioni e permette di odiare con la coscienza perfettamente tranquilla.


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