C’è una figura che prospera magnificamente nel nostro tempo, è l’antimperialista selettivo. Lo riconosci subito perché è inflessibile con le democrazie, indulgente con le dittature, furibondo con l’Occidente e straordinariamente comprensivo con chi impicca dissidenti, imprigiona giornalisti e massacra oppositori.
Se un governo occidentale sbaglia, siamo davanti a un crimine storico. Se il regime iraniano impicca decine di persone, perseguita donne e oppositori e finanzia milizie terroristiche in mezzo continente, improvvisamente tutto si fa complesso, sfumato, contestualizzato.
L’antimperialista moderno non combatte l’impero, combatte soltanto alcuni imperi. Gli altri li giustifica, li relativizza, li studia con amore antropologico. Per loro trova sempre una spiegazione, una causa esterna, una responsabilità altrui. I dissidenti iraniani finiscono in carcere? Colpa delle sanzioni. Hamas terrorizza Gaza? Colpa dell’occupazione. Hezbollah tiene in ostaggio il Libano? Colpa dell’Occidente. A forza di spiegare tutto, riescono a perdonare chiunque.
In fondo non sono antimperialisti ma più semplicemente tifosi. Di quelli che non smettono di perdere le partite più importanti, una contro la morale (esiste, nonostante fingano di non crederci) e l’altra contro la verità (che esiste anche quella, anche se tentano in ogni modo di strozzarla nella culla).
Bidoni della spazzatura
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